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L'Italia Vince.
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L'italia vince; vince nello sport con un rigore concesso all'ultimo minuto, vince con la sua Costituzione difesa con una tempesta di NO abbatutasi sulla Padania leghista e secessionista. Su quella Lega che, nelle parole del suo leader Umberto Bossi minaccia di "correre in Svizzera" dopo aver definito col suo fido Berlusconi "indegni di essere italiani vota NO al referendum costituzionale".
Una valanga di dissensi che travolge la CDL. I dati del Viminale sono chiari, e smontano i toni trionfalistici dei giorni scorsi proposti dalle camicie verdi e dalle truppe azzurre della destra: inutile cortina, il Paese ha messo in moto il proprio sentimento antidistruttivo e schiacciato il "pasticcio".
E ora cosa accadrà?
Un milione di leghisti scenderà in piazza, magari armato di mitra e bombe a mano alla volta della "seconda marcia su Roma"? Si chiuderanno in covi bui e remoti con Bossi, Maroni e Calderoli consci che la secessione è soltanto il delirio di pochi; che l'Italia vuol difendere e si rispecchia nella sua Carta Fondamentale? E che superata (l'ennesima) mazzata, è tempo di rimboccarsi tutti le maniche e mettersi seriamente a lavorare?
Senza spericolati tentativi di rottura. Da domani fondamentale sarà cominciare a ragionare per soluzioni decisive sui granti temi economici: la competitività e l'innovazione nell'indrustria italiana; una cucitura solida allo strappo annoso deficit/PIL e debito pubblico. Aprire cantieri parlamentari per il sociale: la sanità, il lavoro, la scuola, la ricerca, la famiglia, sicurezza e tutela dei diritti. E' davvero il momento di guarare in prospettiva, invertire la rotta delle politiche d'illusione tese ad allontanare l'attenzione da quei drammi del nostro Paese che governo dopo governo sono sempre lì, quasi insormontabili.










