lunedì, 26 giugno 2006
19:39

commenti

L'Italia Vince.

Archiviato da raffaelegreco in: riflessioni, politica italiana, referendum costituzionale

L'Italia vince ai mondiali e passa ai quarti, e vince al referendum macinando la proposta riforma alla Carta Costituzionale.
©www.repubblica.it

L'italia vince; vince nello sport con un rigore concesso all'ultimo minuto, vince con la sua Costituzione difesa con una tempesta di NO abbatutasi sulla Padania leghista e secessionista. Su quella Lega che, nelle parole del suo leader Umberto Bossi minaccia di "correre in Svizzera" dopo aver definito col suo fido Berlusconi "indegni di essere italiani vota NO al referendum costituzionale".

Una valanga di dissensi che travolge la CDL. I dati del Viminale sono chiari, e smontano i toni trionfalistici dei giorni scorsi proposti dalle camicie verdi e dalle truppe azzurre della destra: inutile cortina, il Paese ha messo in moto il proprio sentimento antidistruttivo e schiacciato il "pasticcio".

E ora cosa accadrà?

Un milione di leghisti scenderà in piazza, magari armato di mitra e bombe a mano alla volta della "seconda marcia su Roma"? Si chiuderanno in covi bui e remoti con Bossi, Maroni e Calderoli consci che la secessione è soltanto il delirio di pochi; che l'Italia vuol difendere e si rispecchia nella sua Carta Fondamentale? E che superata (l'ennesima) mazzata, è tempo di rimboccarsi tutti le maniche e mettersi seriamente a lavorare?

Senza spericolati tentativi di rottura. Da domani fondamentale sarà cominciare a ragionare per soluzioni decisive sui granti temi economici: la competitività e l'innovazione nell'indrustria italiana; una cucitura solida allo strappo annoso deficit/PIL e debito pubblico. Aprire cantieri parlamentari per il sociale: la sanità, il lavoro, la scuola, la ricerca, la famiglia, sicurezza e tutela dei diritti. E' davvero il momento di guarare in prospettiva, invertire la rotta delle politiche d'illusione tese ad allontanare l'attenzione da quei drammi del nostro Paese che governo dopo governo sono sempre lì, quasi insormontabili.

sabato, 24 giugno 2006
12:45

commenti (3)

Un NO alla disgregazione della democrazia italiana.

Archiviato da raffaelegreco in: riflessioni, politica italiana, referendum costituzionale

Domani e dopodomani gli italiani saranno chiamati a prendere parte ad una tornata referendaria, che per importanza e potenziali conseguenze, può senza dubbio essere paragonato a quello della svolta repubblicana del 1946.
Nessuno dopo nemmeno cinquant’anni di storia, si sarebbe aspettato trovarsi a decidere un tema talmente delicato per il prosieguo della storia dello sviluppo e del funzionamento dello Stato. Dopo nemmeno cinquant’anni, a causa dei giochi di potere di forze portatrici di programmi autonomistici, xenofobi e razzisti, anti statali e antidemocratici l’elettorato italiano rischia di veder cascare a pezzi la Costituzione per la quale decine di partigiani e non persero la vita. Fronteggiando gli oppressori nelle valli e sui colli di tutto il Paese negli anni della grande guerra. All’insegna della maggiore efficienza della macchina amministrativa statale, della riduzione del numero dei componenti delle assemblee elettive, della riduzione dei costi per la gestione ed il mantenimento dei pubblici funzionari, una sola parte politica si presenta agli elettori con l’unica chance (sbagliata!) di riuscire a risolvere i problemi di un’intera nazione.

Mai abbandonata da quella carta fondamentale che ne tutela diritti e libertà, ma da quelle stesse forze politiche che oggi intendono modificarla. Mai abbandonata dall’articolato che rivendica il rispetto dei diritti inviolabili dell’uomo, della pari dignità sociale di tutti i cittadini; delle pari opportunità educative, professionali e politiche. Oggi invece il tentativo di assoggettare alla ragion della concorrenza, delle eccellenze e delle differenze tra le regioni, le province, le città e i comuni lo smembramento dei fondamentali cardini della democrazia.

Importante è opporsi a tutto questo, e pretendere da chi rappresenta l’elettorato di preoccuparsi più da vicino dei problemi di chi lo Stato lo vive e lo affronta giorno dopo giorno nelle sue inefficienze e lungaggini, non certo per causa di Costituzione, ma per causa della malavita, degli scambi di poltrone, dei compromessi e favori in cui le stesse forze politiche sono implicate.

Bisogna dire NO, non per favorire questo o quel partito. Perché il referendum costituzionale non ha nulla a che spartire con le decisioni politiche. Bisogna dire NO alle modifiche unilaterali alla legge fondamentale del Paese, realizzate a colpi di maggioranza.

NO al depauperamento del Presidente della Repubblica quale primo garante della democrazia. NO alla casta politica che verrebbe a crearsi in seno al "Senato Federale", limitando le opportunità di accesso alle cariche pubbliche per chi voglia esercitare il diritto di candidatura.

NO alla moltiplicazione dei conflitti di attribuzione fra gli organi dello stato, che rischierebbe di appesantire ancora di più il funzionamento dell'amministrazione.

NO alle sperequazioni tra il Nord ed il Sud già troppo evidenti e gravose per l’economia e la cultura nazionale; sperequazioni che andrebbero colmate, non ingigantite.

NO deciso alla nascita di poche ed esclusive eccellenze nella sanità e nella cultura e NO all'ulteriore crollo del coordinamento nella pubblica sicurezza.

Un NO alla estrema politicizzazione della Corte Costituzionale; massimo organo di tutela delle libertà e dei diritti costituzionalmente garantiti.

Domani e dopodomani diciamo NO alla disgregazione della democrazia italiana.

giovedì, 22 giugno 2006
11:21

commenti (1)

Indegno per il NO al referendum costituzionale!

Archiviato da raffaelegreco in: riflessioni, politica italiana, referendum costituzionale

«Nessun italiano può sentirsi degno di essere tale se domenica non sarà andato a dare il proprio sì alla riforma Costituzionale che darà a questo paese più democrazia e libertà. E' importante essere cittadini italiani al 100%, è importante domenica partecipare al cambiamento della Costituzione»

Silvio Berlusconi, ex Presidente del Consiglio, 22 giugno 2006