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Free Burma!
giovedì, 11 ottobre 2007

In Qatar, a scuola di diritti umani

Nelle scuole del Qatar vengono impartiti corsi sui diritti umani. La lega araba sta studiando il modo per estendere i corsi a tutto il mondo arabo

In un crescente numero di scuole nel Quatar vengono impartite lezioni di diritti umani; esperti della Lega Araba stanno studiando il modo per trasformare delle semplici lezioni in una vera e propria materia da inserire nei curricula degli istituti d’istruzione arabi.
Mohammad Fuad, esperto legale del Comitato Nazionale per i Diritti Umani spiega come in molte scuole sia pubbliche che private già siano stati introdotti corso sui diritti umani. Ciò grazie alla campagna di sensibilizzazione lanciata dal Comitato in collaborazione con il Consiglio Supremo per l’Educazione ed il Ministero dell’Educazione del Qatar.

Dal 2003, anno in cui è entrato a far parte del Comitato, Fuad ha promosso annualmente campagne e programmi di sensibilizzazione sul tema dei diritti umani destinate agli insegnanti. “Ogni anno cerchiamo di preparare i docenti in modo da poter offrire agli studenti conoscenze sull’argomento. Attraverso i corsi di aggiornamento per gli insegnanti, cerchiamo di diffondere la corretta percezione del tema diritti umani alle giovani generazioni”.

Nel frattempo, gli esperti legali ed educativi della Lega Araba sono al lavoro per istruire un pannello di studio sulla fattibilità dell’introduzione dei diritti umani come materia di insegnamento nelle scuole dei Paesi Arabi.
Rappresentanti del Qatar, Arabia Saudita, Marocco e Tunisia sono stati incaricati di organizzare un piano comune con gli altri paesi del Golfo in modo da rafforzare ed ampliare la portata della proposta.

Hamda Al Sulaiti, assistant director dell’Istituto di Valutazione presso il Supremo Consiglio dell’Educazione, ha partecipato la scorsa settimana alla riunione della Lega Araba. Nel corso della seduta, è stata citata positivamente per aver detto che il progetto “intende diffondere i valori dei diritti umani fra le nuove generazione del mondo arabo”.

Il Quatar vanta alto numero di membri nel Comitato Nazionale per i Diritti Umani. Inoltre il piccolo Paese della Penisola Arabica è membro del Consiglio per i Diritti Umani dell’ONU e si appresta ad ospitare il Centro di documentazione e preparazione ai diritti umani delle Nazioni Unite per il Sud Ovest asiatico e regione araba.

Tratto da GulfNews.com

martedì, 09 ottobre 2007

40 anni dalla morte del Che, fra realtà e leggenda

40 anni dalla morte di Che Guevara gli onori del Sud America, la contrarietà degli esuli cubaniEx leaders e simpatizzanti hanno preso parte alle celebrazioni tenute in onore di Ernesto Che Guevara a Cuba, dov’è sepolto, e in Bolivia, dove il Che fu giustiziato nel 1967.
Raul Castro, presidente cubano pro tempore, era presente al principale evento commemorativo organizzato a Cuba presso l’enorme statua bronzea del combattente rivoluzionario eretta nella città di Santa Clara, 300 km da l’Havana.
Fidel Castro, assente, non ha mancato di fare avere il suo contributo scritto per l’occasione; per il lìder maximo, Guevara è “un fiore staccato prematuramente dal suo stelo. Inchino il capo con rispetto e gratitudine – prosegue il discorso letto alla folla – ad un eccezionale guerriero”. Mentre dagli altoparlanti veniva scandita la data 3 ottobre 1965, è stata letta la lettera che Fidel già allora lesse alla folla cubana, ricevendola dal Che che annunciava la sua adesione alla guerriglia marxista del Congo.

La vedova argentina del rivoluzionario Aleida March, ha preso parte alle celebrazioni accompagnata dai quattro figli Aleida, Camino, Celia ed Ernesto.
Guevara ha avuto una figlia dalla sua prima moglie, rivoluzionaria peruviana; entrambe sono morte.
Il figlio più giovane, Ernesto, ha onorato il padre facendo rombare il motore di una potente Harley Davidson rossa insieme a 37 membri del club cubano dedicato alla casa motociclistica. Ciò per ricordare il lungo viaggio attraverso l’America Latina fatto negli anni 50 a bordo della sua Norton 250, poi tradotto nel libro e nel film “I diari della motocicletta”.

Guevara combattè una delle battaglie più importanti per la rivoluzione cubana a Santa Clara. Nel 1997 Fidel fece seppellire qui i suoi resti dopo il ritrovamento a Villegrande, in Bolivia, dove i soldati lo uccisero dopo l’arresto nel 1967 durante il suo tentativo di estendere la rivoluzione marxista in tutto il Sud America.

A Villegrande, il presidente Evo Morales parlando ad una folla di 3mila persone, ha ricordato il Che “per la sua ideologia politica e per l’aver dato la sua vita per gli altri”.
“La lotta continua, finchè c’è capitalismo, finchè le rotte del neo-liberismo non cambiano”.
Sulla figura di Ernesto Che Guevara incombono molti lati oscuri della sua attività di rivoluzionario Il governo venezuelano ha onorato il medico-rivoluzionario inaugurando un monumento sul Pico de Anguilla, circa 4 mila metri sul livello del mare nell’ovest del Paese. “Questo è un luogo sacro” ha chiosato il ministro della cultura Francisco Sesto, ricordando come sia il Che che Simon Bolivar, furono in questi luoghi.

Ma a Miami, la capitale dell’anticastrismo degli esuli cubani, la visione della grandezza del Che è ben diversa. “Per noi è il simbolo dell’antiamericanismo, della violenza; qui non viene ricordato per qualcosa di buono”, racconta Felipe Salinas, residente nella Piccola Havana di Miami.
“Come tante persone”, dice Maria Carrera, un’altra esiliata che ha lasciato Cuba dieci anni fa, “ero una fanatica del Che. Ma da quando sono a Miami non l’ho più sostenuto. Abbiamo ricevuto notizia delle esecuzioni da lui stesso ordinate”.

Ernesto Che Guevara fu catturato e giustiziato in Bolivia nel 1967. Aveva 39 anni La figura di Ernesto Guevara è estremamente complessa, mescola leggenda a realtà. “Siamo ancora alla ricerca di notizie su alcuni tratti della sua vita per poter dare un giudizio ben definito nei suoi confronti, al di là dei sentimenti”, spiega Uva de Aragon, della Florida International University.

Nato a Rosario in Argentina, Guevara rimase scioccato della situazione economica dell’America Latina nel corso del suo viaggio fra il 1952 ed il 1953. Incontrò Castro in Messico nel 1965 e sin da subito si unì a lui nella lotta contro il dittatore Fulgencio Batista.
Della vittoria rivoluzionaria ottenuta nel gennaio del 1959 il Che fu uno dei protagonisti. La lotta armata diventò, da allora, l’unico rimedio all’ingiustizia sociale del Sud America.
Lasciata Cuba condusse un gruppo di rivoluzionari che si unirono ai guerriglieri marxisti in Congo; raggiunse la Bolivia nel 1966. Per 11 mesi fu capo di un manipolo di ribelli in lotta per l’espansione della rivoluzione ottenendo scarsi successi.
Fu catturato nel villaggio di La Higuera e giustiziato il 9 ottobre 1967. Aveva 39 anni.

venerdì, 05 ottobre 2007

Quei rubini rossi del sangue operaio

I mercanti di Bangkok mostrano orgogliosi le proprie merci scintillanti: diamanti provenienti dall’Africa, i zaffiri dello Sri Lanka e, naturalmente, i rubini del Myanmar.
Le pietre vengono valutate a seconda della purezza e del colore, ma hanno un sinistro difetto.

Il 90% dei rubini in commercio nel mondo, vengono importati dalla Birmania La giunta militare birmana si affida al commercio di pietre preziose per autofinanziare il regime. I rubini sono tra le gemme più esportate, al punto che si attesta una “produzione” di circa il 90% sul mercato mondiale.

L’interesse internazionale per la brutale repressione ordinata dai generali nei confronti dei dimostranti democratici la scorsa settimana ha incoraggiato l’Unione Europea a considerare la possibile chiusura al commercio di pietre preziose proveniente dal Sud Est asiatico. Bisogna anche tenere presente, la necessità di colmare quella lacuna di carattere interpretativo contenuta nell’atto con cui Washington ha imposto lo stop alle importazioni delle desiderate pietre.
Nel frattempo in Tailandia, dopo vengono trasferite e vendute la maggior parte delle gemme birmane, molti commercianti di pietre preziose, continuano a mantenere stretti rapporti con la giunta: “La gente non è certo felice rispetto a quanto sta succedendo ma non è preoccupata per l’eventuale blocco sull’importazione di rubini”, dice Pornchai Chuenchomlada, presidente dell’Associazione Commercianti di Gemme e Gioielli tailandese.
“Se il regime ha ucciso un numero alto di persone, come accaduto nel 1988, è giusto considerare l’idea di bandire l’importazione della sua principale fonte di finanziamento”.

LA VALLE DEI RUBINI

I media ufficiali nel Paese hanno denunciato la morte di 10 persone a seguito della repressione durante le proteste della scorsa settimana, inclusi i monaci buddisti; ma il bilancio reale delle vittime risulta da fonti indipendenti molto più alto.

La valle dei rubini in Birmania. Nelle miniere di pietre preziose, la condizione ̬ orribile. I generali birmani stimano di aver ottenuto circa 750 milioni di dollari da quando detengono il controllo del commercio di gemme imposto nel 1964. CՏ poi un altissimo numero di preziosi che vengono contrabbandati ai confini della Tailandia e Cina.
Le esposizioni ufficiali, tenute due volte all’anno a Yangon, stanno crescendo in fatto di popolarità. Lo Stato detiene una quota di maggioranza nelle attività di estrazione in Birmania, in particolare nelle attività svolte nella cosiddetta “Valle dei Rubini” (nella foto la cartografia geologica dell'area), l’area montana di Mogok, 200 km a nord di Mandalay, famosa per i suoi rari rubini rosso sangue e zaffiri dal blu intenso, venduti al prezzo di decine di migliaia di dollari.

Ma ai prezzi da capogiro corrisponde l’orribile condizione delle miniere. Debbie Stothard dell’Alternative ASEAN Network in Birmania ha denunciato con la sua organizzazione la somministrazione forzata di droghe agli operai delle miniere per incrementarne la produttività. Le siringhe, utilizzate per più di un’inezione, moltiplicano il rischio di contrarre l’HIV.
“L’eroina viene somministrata agli operai alla fine della giornata lavorativa come ricompensa” denuncia Stothard. “I giovani che entrano le miniere nutrono la speranza di realizzare i propri sogni, ma spesso ne escono cadavere”. Quei rubini sono rossi del sangue degli operai.

IL CAVILLO DELLE SANZIONI AMERICANE

Le coppie che oggi si accingono all’acquisto di pietre preziose finalmente chiedono informazioni sulla provenienza; ciò grazie alle vicende raccontate nel film proiettato nelle sale cinematografiche lo scorso anno “Blood Diamond” il quale ha trattato il tema del commercio di gemme per il finanziamento di conflitti armati.
Tuttavia anche negli anni ’90, allo scoppio della guerra in Sierra Leone, che ha ispirato il film, solo una percentuale tra il 4 ed il 15 % dei diamanti in commercio nel mondo provenivano da quelle zone di guerra.

Brian Leber, un gioielliere americano dell’Illinois, lo scorso hanno ha deciso di non acquistare più le gemme estratte in Birmania. “Credo sia importante andare a dormire con la coscienza pulita” dice il 41 enne promotore de Progetto Assistenziale dei Gioiellieri in Birmania, organizzazione che si occupa della realizzazione di progetti umanitari nel piccolo paese del Sud Est asiatico.

Operai nelle miniere di pietre preziose in Birmania. Vegono drogati forzatamente per aumentare la produttività Sebbene gli USA abbiano introdotto il divieto di importare le gemme dal Myanmar nel 2003, una lacuna interpretativa vanifica, di fatto, l’efficacia del provvedimento. Difatti, si è riusciti a giungere alla conclusione che l’atto permette il taglio delle pietre importate negli USA mentre la lavorazione altrove. In tal modo le gemme acquistate in Birmania vengono passate come grezze quindi non tagliate e fatte entrare negli States.
Leber spera che le violenze della scorsa settimana spingano il governo a rafforzare la portata del provvedimento e gradirebbe che i consumatori evitassero l’acquisto di gemme importate dalla Birmania.

A Bangkok alcuni rivenditori hanno interrotto l’import di pietre preziose dalla Birmania, ma sono ancora tanti quelli che non hanno seguito questa politica. Pornchai Chuenchomlada ribadisce:”Questo è un paese buddista. Mi aspettavo la caduta dei prezzi delle pietre dopo gli attacchi dei militari ai monaci, ma il regime è ipocrita. In Tailandia offriamo i migliori rubini per purezza ed intensità di colore, ma non voglio contribuire al massacro di una nazione”.

Articolo tradotto dal sito web Reuters.com