giovedì, 04 settembre 2008
17:49

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In duemila, criminali organizzati

Che dietro la devastazione di Napoli ci sia la regia della camorra non è un alibi, ma un dato di fatto.
A testimoniarlo i primi risultati delle analisti video e fotografiche effettuate dagli inquirenti partenopei: 200 pregiudicati senza biglietto ferroviario nè per lo stadio, con accertati legami ai clan non possono rappresentare un alibi.
Duecento che si sommano agli altri 1800 protagonisti delle devastazioni.
Una nuova sfida allo Stato. Se è vero com'è vero che il governo taglia i fondi per la sicurezza, annuncia il pugno duro, militarizza Napoli e mezza italia, nel frattempo apre e chiude d'autorità le discariche, sgomina sistematicamente i clan. Lo Stato sfida i clan e i clan rispondono a modo loro, alla vecchia maniera: fomentano la violenza degli adepti e compari. Nei quartieri le folle attaccano le forze dell'ordine in procinto di arrestare i pesci grossi.
Duemila squinternati che mettono a ferro e fuoco una stazione, minacciano passeggeri in attesa di tornare a casa, devastano i treni sono criminali organizzati.
E dietro di loro gli altri criminali i capiclan, il solito cancro di una città, di una Regione. Il male che piazza le sue pedine nei più profondi gangli del quotidiano e ne tira le fila.
La partita di calcio è stato il pretesto.
Una città come Napoli, non può vivere di solo calcio, l'oblio di una popolazione che ripone in questo sport e nel mito di Maradona il compito di allontanarla dai soliti, annosi e irrisolti problemi.
Napoli ancora una volta s'è mostrata per quello che è; una delle città più straordinarie  al mondo controversa ed incompresa. Vissuta ed interpretata forse davvero dai pochi, criminali che ne decidono le sorti.

E questo, lo scrive un campano.
venerdì, 11 luglio 2008
18:54

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Con Di Pietro, Travaglio e Sabina Guzzanti

Sto con Di Pietro, Travaglio e Sabina Guzzanti. No Cav Day 2008, Piazza Navona, Roma.
Sto dalla loro parte. Viste le condizioni attuali di un PD (che non ho votato!) immerso in una perenne crisi di identità e di leadership concordo con chi rileva che il metodo efficace di fare opposizione in questo Paese è il loro.
Smuovere le piazze con toni inneggianti ad imbracciare i forconi è, al momento attuale, l'unico modo per levare alto la eco del dissenso. Che piaccia o no, nell'Italia della politica fatta per i bisogni di un singolo sprezzante e spregiudicato attentatore della sua cultura costituzionale, non cerchino d'imporci anche l'uso di toni morigerati in cerca di dialogo.
Lui, Berlusconi, il suo sporco gioco lo sta facendo con i suoi classici toni. Anzi, col suo testato metodo goliardico-spettacolare.
Intanto chi cercava dialogo alla fine s'è dovuto accontentare di un compromesso imposto unilateralmente: datemi il lodo-Alfano io cancello la blocca-processi! E non fatemi arrabbiare, sennò faccio come cazzo mi pare.

E basta fare le femminucce!!!
Stiamo blaterando di politica, di scelte che nel bene e soprattutto nel male, coinvolgono il quotidiano dei cittadini. Vogliono propinarci l'idea che opposizione sia identificativo di "non sono proprio d'accordo!", espressione tipica dei salotti di mezza e tarda sera alla tv. Ma i cattivi a questo mondo, spenti i riflettori, continuano a fare i cattivi. E i moderati o presunti tali, ancora sono lì ad aspettare, colti dall'illusione che qualcuno prima o poi davvero dialoghi con loro.

Sto dalla loro parte, dalla parte di quelli che se è vero che strepitano, urlano e calunniano nelle piazze e sui palchi almeno si oppongono. In un'Italia così alla pacatezza della casta dei "non completamente d'accordo", preferisco il lezzo di un'opposizione fatta così.
martedì, 09 ottobre 2007
11:46

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40 anni dalla morte del Che, fra realtà e leggenda

Archiviato da raffaelegreco in: riflessioni, mondo, sud america, media e disinformazione
40 anni dalla morte di Che Guevara gli onori del Sud America, la contrarietà degli esuli cubaniEx leaders e simpatizzanti hanno preso parte alle celebrazioni tenute in onore di Ernesto Che Guevara a Cuba, dov’è sepolto, e in Bolivia, dove il Che fu giustiziato nel 1967.
Raul Castro, presidente cubano pro tempore, era presente al principale evento commemorativo organizzato a Cuba presso l’enorme statua bronzea del combattente rivoluzionario eretta nella città di Santa Clara, 300 km da l’Havana.
Fidel Castro, assente, non ha mancato di fare avere il suo contributo scritto per l’occasione; per il lìder maximo, Guevara è “un fiore staccato prematuramente dal suo stelo. Inchino il capo con rispetto e gratitudine – prosegue il discorso letto alla folla – ad un eccezionale guerriero”. Mentre dagli altoparlanti veniva scandita la data 3 ottobre 1965, è stata letta la lettera che Fidel già allora lesse alla folla cubana, ricevendola dal Che che annunciava la sua adesione alla guerriglia marxista del Congo.

La vedova argentina del rivoluzionario Aleida March, ha preso parte alle celebrazioni accompagnata dai quattro figli Aleida, Camino, Celia ed Ernesto.
Guevara ha avuto una figlia dalla sua prima moglie, rivoluzionaria peruviana; entrambe sono morte.
Il figlio più giovane, Ernesto, ha onorato il padre facendo rombare il motore di una potente Harley Davidson rossa insieme a 37 membri del club cubano dedicato alla casa motociclistica. Ciò per ricordare il lungo viaggio attraverso l’America Latina fatto negli anni 50 a bordo della sua Norton 250, poi tradotto nel libro e nel film “I diari della motocicletta”.

Guevara combattè una delle battaglie più importanti per la rivoluzione cubana a Santa Clara. Nel 1997 Fidel fece seppellire qui i suoi resti dopo il ritrovamento a Villegrande, in Bolivia, dove i soldati lo uccisero dopo l’arresto nel 1967 durante il suo tentativo di estendere la rivoluzione marxista in tutto il Sud America.

A Villegrande, il presidente Evo Morales parlando ad una folla di 3mila persone, ha ricordato il Che “per la sua ideologia politica e per l’aver dato la sua vita per gli altri”.
“La lotta continua, finchè c’è capitalismo, finchè le rotte del neo-liberismo non cambiano”.
Sulla figura di Ernesto Che Guevara incombono molti lati oscuri della sua attività di rivoluzionario Il governo venezuelano ha onorato il medico-rivoluzionario inaugurando un monumento sul Pico de Anguilla, circa 4 mila metri sul livello del mare nell’ovest del Paese. “Questo è un luogo sacro” ha chiosato il ministro della cultura Francisco Sesto, ricordando come sia il Che che Simon Bolivar, furono in questi luoghi.

Ma a Miami, la capitale dell’anticastrismo degli esuli cubani, la visione della grandezza del Che è ben diversa. “Per noi è il simbolo dell’antiamericanismo, della violenza; qui non viene ricordato per qualcosa di buono”, racconta Felipe Salinas, residente nella Piccola Havana di Miami.
“Come tante persone”, dice Maria Carrera, un’altra esiliata che ha lasciato Cuba dieci anni fa, “ero una fanatica del Che. Ma da quando sono a Miami non l’ho più sostenuto. Abbiamo ricevuto notizia delle esecuzioni da lui stesso ordinate”.

Ernesto Che Guevara fu catturato e giustiziato in Bolivia nel 1967. Aveva 39 anni La figura di Ernesto Guevara è estremamente complessa, mescola leggenda a realtà. “Siamo ancora alla ricerca di notizie su alcuni tratti della sua vita per poter dare un giudizio ben definito nei suoi confronti, al di là dei sentimenti”, spiega Uva de Aragon, della Florida International University.

Nato a Rosario in Argentina, Guevara rimase scioccato della situazione economica dell’America Latina nel corso del suo viaggio fra il 1952 ed il 1953. Incontrò Castro in Messico nel 1965 e sin da subito si unì a lui nella lotta contro il dittatore Fulgencio Batista.
Della vittoria rivoluzionaria ottenuta nel gennaio del 1959 il Che fu uno dei protagonisti. La lotta armata diventò, da allora, l’unico rimedio all’ingiustizia sociale del Sud America.
Lasciata Cuba condusse un gruppo di rivoluzionari che si unirono ai guerriglieri marxisti in Congo; raggiunse la Bolivia nel 1966. Per 11 mesi fu capo di un manipolo di ribelli in lotta per l’espansione della rivoluzione ottenendo scarsi successi.
Fu catturato nel villaggio di La Higuera e giustiziato il 9 ottobre 1967. Aveva 39 anni.