giovedì, 04 settembre 2008
17:49
17:49
In duemila, criminali organizzati
Archiviato da raffaelegreco in: riflessioni, controllo e repressione, media e disinformazione, no mafie
Che dietro la devastazione di Napoli ci sia la regia della camorra non è un alibi, ma un dato di fatto.
A testimoniarlo i primi risultati delle analisti video e fotografiche effettuate dagli inquirenti partenopei: 200 pregiudicati senza biglietto ferroviario nè per lo stadio, con accertati legami ai clan non possono rappresentare un alibi.
Duecento che si sommano agli altri 1800 protagonisti delle devastazioni.
Una nuova sfida allo Stato. Se è vero com'è vero che il governo taglia i fondi per la sicurezza, annuncia il pugno duro, militarizza Napoli e mezza italia, nel frattempo apre e chiude d'autorità le discariche, sgomina sistematicamente i clan. Lo Stato sfida i clan e i clan rispondono a modo loro, alla vecchia maniera: fomentano la violenza degli adepti e compari. Nei quartieri le folle attaccano le forze dell'ordine in procinto di arrestare i pesci grossi.
Duemila squinternati che mettono a ferro e fuoco una stazione, minacciano passeggeri in attesa di tornare a casa, devastano i treni sono criminali organizzati.
E dietro di loro gli altri criminali i capiclan, il solito cancro di una città, di una Regione. Il male che piazza le sue pedine nei più profondi gangli del quotidiano e ne tira le fila.
La partita di calcio è stato il pretesto.
Una città come Napoli, non può vivere di solo calcio, l'oblio di una popolazione che ripone in questo sport e nel mito di Maradona il compito di allontanarla dai soliti, annosi e irrisolti problemi.
Napoli ancora una volta s'è mostrata per quello che è; una delle città più straordinarie al mondo controversa ed incompresa. Vissuta ed interpretata forse davvero dai pochi, criminali che ne decidono le sorti.
E questo, lo scrive un campano.
A testimoniarlo i primi risultati delle analisti video e fotografiche effettuate dagli inquirenti partenopei: 200 pregiudicati senza biglietto ferroviario nè per lo stadio, con accertati legami ai clan non possono rappresentare un alibi.
Duecento che si sommano agli altri 1800 protagonisti delle devastazioni.
Una nuova sfida allo Stato. Se è vero com'è vero che il governo taglia i fondi per la sicurezza, annuncia il pugno duro, militarizza Napoli e mezza italia, nel frattempo apre e chiude d'autorità le discariche, sgomina sistematicamente i clan. Lo Stato sfida i clan e i clan rispondono a modo loro, alla vecchia maniera: fomentano la violenza degli adepti e compari. Nei quartieri le folle attaccano le forze dell'ordine in procinto di arrestare i pesci grossi.
Duemila squinternati che mettono a ferro e fuoco una stazione, minacciano passeggeri in attesa di tornare a casa, devastano i treni sono criminali organizzati.
E dietro di loro gli altri criminali i capiclan, il solito cancro di una città, di una Regione. Il male che piazza le sue pedine nei più profondi gangli del quotidiano e ne tira le fila.
La partita di calcio è stato il pretesto.
Una città come Napoli, non può vivere di solo calcio, l'oblio di una popolazione che ripone in questo sport e nel mito di Maradona il compito di allontanarla dai soliti, annosi e irrisolti problemi.
Napoli ancora una volta s'è mostrata per quello che è; una delle città più straordinarie al mondo controversa ed incompresa. Vissuta ed interpretata forse davvero dai pochi, criminali che ne decidono le sorti.
E questo, lo scrive un campano.










Ex leaders e simpatizzanti hanno preso parte alle celebrazioni tenute in onore di Ernesto Che Guevara a Cuba, dov’è sepolto, e in Bolivia, dove il Che fu giustiziato nel 1967.
Il governo venezuelano ha onorato il medico-rivoluzionario inaugurando un monumento sul Pico de Anguilla, circa 4 mila metri sul livello del mare nell’ovest del Paese. “Questo è un luogo sacro” ha chiosato il ministro della cultura Francisco Sesto, ricordando come sia il Che che Simon Bolivar, furono in questi luoghi.
La figura di Ernesto Guevara è estremamente complessa, mescola leggenda a realtà. “Siamo ancora alla ricerca di notizie su alcuni tratti della sua vita per poter dare un giudizio ben definito nei suoi confronti, al di là dei sentimenti”, spiega Uva de Aragon, della Florida International University.