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Free Burma!
mercoledì, 16 gennaio 2008

Eccessi di vittimismo (o protagonismo?)

Non posso credere che Benedetto XVI alla fine abbia declinato l'invito ad intervenire alla cerimonia di inaugurazione dell'anno accademico all'Università La Sapienza di Roma.
Il giorno dopo la chiusura di un altro capitolo clamoroso e paradossale della storia dei rapporti tra l'aldilà e l'aldiquà di Piazza San Pietro appare davvero difficile capire chi alla fine l'abbia spuntata. E' vero che i 67 docenti e gli studenti di un ristretto numero di collettivi dell'ateneo romano sono riusciti a rendere sgradita allo stesso papa la sua presenza, a tirar le somme il vincitore è ancora una Ratzinger.

La prova di questo è l'indiscutibile appoggio espresso alle ragioni del pontefice da parte di un nutrito gruppo di intellettuali laici le cui riflessioni intinte nella vituperata libertà di espressione sono state immediatamente sbattute sui giornali e le tv.  Da precisare però che come l'invito e l'eventuale intervento del papa tedesco sta alla libertà di espressione e di pensiero, lo stesso dicasi per le ragioni della protesta.

Il declino di un invito prestigioso quanto la presenza stessa di Sua Santità a La Sapienza, ha il sapore di un eccessivo vittimismo. E sembra inverosimile che un manipolo di baroni e baronetti, studenti e studentelli che come in tutti gli atenei del mondo esprimono spesso con la mobilitazione la propria contrarietà a certe iniziative sia stato in grado di bloccare l'intervento pontificio accolto positivamente dall'immensità numerica di coloro che si sono distaccati e schierati contro le ragioni della protesta.

giovedì, 11 ottobre 2007

In Qatar, a scuola di diritti umani

Nelle scuole del Qatar vengono impartiti corsi sui diritti umani. La lega araba sta studiando il modo per estendere i corsi a tutto il mondo arabo

In un crescente numero di scuole nel Quatar vengono impartite lezioni di diritti umani; esperti della Lega Araba stanno studiando il modo per trasformare delle semplici lezioni in una vera e propria materia da inserire nei curricula degli istituti d’istruzione arabi.
Mohammad Fuad, esperto legale del Comitato Nazionale per i Diritti Umani spiega come in molte scuole sia pubbliche che private già siano stati introdotti corso sui diritti umani. Ciò grazie alla campagna di sensibilizzazione lanciata dal Comitato in collaborazione con il Consiglio Supremo per l’Educazione ed il Ministero dell’Educazione del Qatar.

Dal 2003, anno in cui è entrato a far parte del Comitato, Fuad ha promosso annualmente campagne e programmi di sensibilizzazione sul tema dei diritti umani destinate agli insegnanti. “Ogni anno cerchiamo di preparare i docenti in modo da poter offrire agli studenti conoscenze sull’argomento. Attraverso i corsi di aggiornamento per gli insegnanti, cerchiamo di diffondere la corretta percezione del tema diritti umani alle giovani generazioni”.

Nel frattempo, gli esperti legali ed educativi della Lega Araba sono al lavoro per istruire un pannello di studio sulla fattibilità dell’introduzione dei diritti umani come materia di insegnamento nelle scuole dei Paesi Arabi.
Rappresentanti del Qatar, Arabia Saudita, Marocco e Tunisia sono stati incaricati di organizzare un piano comune con gli altri paesi del Golfo in modo da rafforzare ed ampliare la portata della proposta.

Hamda Al Sulaiti, assistant director dell’Istituto di Valutazione presso il Supremo Consiglio dell’Educazione, ha partecipato la scorsa settimana alla riunione della Lega Araba. Nel corso della seduta, è stata citata positivamente per aver detto che il progetto “intende diffondere i valori dei diritti umani fra le nuove generazione del mondo arabo”.

Il Quatar vanta alto numero di membri nel Comitato Nazionale per i Diritti Umani. Inoltre il piccolo Paese della Penisola Arabica è membro del Consiglio per i Diritti Umani dell’ONU e si appresta ad ospitare il Centro di documentazione e preparazione ai diritti umani delle Nazioni Unite per il Sud Ovest asiatico e regione araba.

Tratto da GulfNews.com

mercoledì, 03 ottobre 2007

ONU, investigare sulle violenze in Birmania

L'ONU approva una risoluzione che invita la Birmania ad accogliere l'entrata di osservatori per investigare su eventuali violazioni dei diritti umani"Finalmente il Consiglio per i Diritti Umani dell'ONU ha espresso la propria condanna per le violenze della giunta militare birmana perpetrate nel corso della repressione delle proteste e chiesto, con apposita risoluzione, il permesso di inviare uno speciale Rapporteur per aprire un'ichiesta.

Questo il risultato della riunione straordinaria del Consiglio tenutasi oggi proprio per discutere della grave situazione di queste settimane nel Myanmar.
La risoluzione pronuncia la "forte preoccupazione per le modalità della repressione operata nei confronti dei manifestanti non violenti della Birmania, in particolare per le cariche, gli omicidi, gli arresti arbitrati e le crescenti sparizioni di dissidenti".
Il Consiglio invita il governo a concedere all'osservatore Paulo Sergio Pinheiro il visto ad entrare nel Paese per svolgere attività di indagine sullo stato dei diritti umani in questo momento.

L'ente per i diritti umani delle Nazioni Unite ha espresso l'intenzione di presentare i risultati delle attività investigative all'Assemblea Generale ed al Consiglio di Sicurezza.
Ciò malgrado, Aung Myo Min, direttore dell'Istituto Educativo per i Diritti Umani in Birmania, con sede in Tailandia, ha espresso preoccupazione sull'efficacia della risoluzione. Ciò dovuto alla mancanza di indicazioni chiare sul cosa accadrebbe nel caso di un rifiuto del visto a Pinheiro.

"Che succede se i militari rifiutano l'arrivo dell'osservatore ONU? Bisogna prendere atto anche del fatto che la giunta sta facendo di tutto per ripulire il Paese da prove che indicherebbero violazione dei diritti umani; così facendo, anche se si permettesse l'entrata di osservatori ONU, sarebbe difficile risalire alla verità dei fatti".

Pinheiro, il cui visto per entrare in Birmania è stato negato negli ultimi due anni, insieme con altri esperti delle Nazioni Unite in tema di diritti umani, ha firmato un documento di condanna nei confronti del governo militare per la brutale repressione ed invitato il Consiglio "a mostrare determinazione nell'adottare tutti i necessari provvedimenti per il rispetto dei diritti in Myanmar".