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Free Burma!
mercoledì, 16 gennaio 2008

Eccessi di vittimismo (o protagonismo?)

Non posso credere che Benedetto XVI alla fine abbia declinato l'invito ad intervenire alla cerimonia di inaugurazione dell'anno accademico all'Università La Sapienza di Roma.
Il giorno dopo la chiusura di un altro capitolo clamoroso e paradossale della storia dei rapporti tra l'aldilà e l'aldiquà di Piazza San Pietro appare davvero difficile capire chi alla fine l'abbia spuntata. E' vero che i 67 docenti e gli studenti di un ristretto numero di collettivi dell'ateneo romano sono riusciti a rendere sgradita allo stesso papa la sua presenza, a tirar le somme il vincitore è ancora una Ratzinger.

La prova di questo è l'indiscutibile appoggio espresso alle ragioni del pontefice da parte di un nutrito gruppo di intellettuali laici le cui riflessioni intinte nella vituperata libertà di espressione sono state immediatamente sbattute sui giornali e le tv.  Da precisare però che come l'invito e l'eventuale intervento del papa tedesco sta alla libertà di espressione e di pensiero, lo stesso dicasi per le ragioni della protesta.

Il declino di un invito prestigioso quanto la presenza stessa di Sua Santità a La Sapienza, ha il sapore di un eccessivo vittimismo. E sembra inverosimile che un manipolo di baroni e baronetti, studenti e studentelli che come in tutti gli atenei del mondo esprimono spesso con la mobilitazione la propria contrarietà a certe iniziative sia stato in grado di bloccare l'intervento pontificio accolto positivamente dall'immensità numerica di coloro che si sono distaccati e schierati contro le ragioni della protesta.

lunedì, 25 dicembre 2006

Quando Bush venne bandito dai luoghi di nascita di Gesù Cristo.

Nell’aprile del 2003, all’inizio della campagna militare in Iraq, la Chiesa della Natività di Betlemme espresse il suo dissenso all’accesso nei luoghi di nascita di Gesù Cristo al presidente americano Gorge Bush, al ministro della difesa Donald Rumsfeld, al premier inglese Tony Blair ed suo segretario agli affari esteri Jack Straw.

La decisione venne pronunciata dal Padre della Chiesa Greco-Ortodossa Constantine Karmash nel corso di una manifestazione contro la campagna irachena organizzata dalle istituzioni ortodosse nei pressi della Chiesa della Natività. “Sono dei criminali di guerra e per questo la Chiesa della Natività ha deciso di vietare l’accesso ai luoghi sacri per sempre”.
Karmash tenne a precisare che l’imposizione di una sanzione di questo tipo era ed è nelle sue facolta, all’insorgere di una grave violazione dei precetti di Cristo.

Tuttavia il provvedimento si differenzia, e non molto, dalla “scomunica” la quale necessita di una decisione collettiva dei supremi esponenti della chiesa i quali dal momento della pronuncia, non possono più godere di sacramenti come il matrimonio o il funerale. Gli esponenti politici colpiti dalla disposizione non professano la fede greco-ortodossa e per questo non possono in nessun caso essere destinatari di musure drastiche come la scomunica.


Buon Natale a tutti!


mercoledì, 15 novembre 2006

Violenze nell'asilo, il Vescovo come Pilato

Una vicenda infinta fatta di verità nascoste e nessuna solidarietà dalle autorità ecclesiastiche, la violenza di una suora su ventisette bambini.Da Il Mattino di Salerno -«Sono la mamma di una bimba di cinque anni che porta sulla sua carne i segni della violenza subìta...». È la drammatica lettera di una mamma di Vallo della Lucania, Rita Pellegrino che ieri pomeriggio arriva nella nostra redazione. La figlioletta di cinque anni sarebbe stata violentata da suor Soledad, la suora peruviana agli arresti con la terribile accusa di aver violentato ventisette bambini tra le mura dell'asilo Paolo VI di Vallo della Lucania.

L'accusa è terribile: la Chiesa locale è in silenzio, mentre papa Ratzinger nessuna parola di conforto, anzi perfino accuse di «isterismi familiari» nell'incredibile storia di ventisette bambini vittime degli abusi sessuali che avrebbe compiuto una suora peruviana. Bambini vittime - ventisette - che insieme alle loro famiglie, finora in un dignitoso silenzio, finiscono per diventare fantasmi che agitano la quiete troppo sospetta di una cittadina del Sud. Papa Ratzinger a Roma condanna i religiosi pedofili, a Vallo nessuno ne vuole più parlare. Nessuna forma di vicinanza e solidarietà ai bambini coinvolti e alle loro famiglie, atteggiamenti «pilateschi» addebitati ad un vescovo capace solo di «poche e scarne dichiarazioni ufficiali» e «silenzi assordanti».

Ora basta, il dramma delle famiglie vittime delle storie di abusi sessuali compiuti da una suora peruviana - secondo l'accusa del procuratore della Repubblica di Vallo della Lucania che ha retto fino in Cassazione - esplode in pubblico. È la lettera, drammatica, della mamma di una bambina vittima. È l'appello a Benedetto XVI che non ha avuto timore a denunciare la gravità degli atti compiuti da uomini di Chiesa, siano essi sacerdoti o suore, con abusi sessuali in danno di minori. Ha parlato ai vescovi irlandesi ma è come se quelle parole fossero state pronunciate anche per la drammatica vicenda di Vallo della Lucania: un asilo, una suora, un'accusa di violenza sessuale in danno di ventisette bambini, le accuse di favoreggiamento per le conseorelle della suora arrestata.

Sembra che avessero progettato di farla partire per il Perù pochi giorni prima che arrivassero le manette. Prima di decidere di spedire la lettera al nostro giornale, Rita Pellegrino, ci ha pensato bene ed ha riflettuto. Perchè quando ieri ha spedito la lettera via fax, erano passati già quindici giorni in attesa di una prima risposta da parte del vescovo di Vallo, monsignor Rocco Favale, e poi da papa Benedetto XVI protagonista di una dura denuncia sui responsabili di abusi sessuali sui minori, specie se commessi da uomini di Chiesa, preti o suore. Rita Pellegrino è la mamma di una delle bambine vittima delle violenze sessuali della suora peruviana nell'asilo di Vallo della Lucania, tuttora agli arresti domiciliari a Roma nella casa generalizia dell'ordine delle suore delle ancelle di santa Teresa del Bambin Gesù.

La vicenda
Suor Soledad, venticinque anni, è accusata di aver compiuto abusi sessuali in danno di ventisette bambini della scuola materna Paolo VI di Vallo della Lucania. Su di lei pesa come un macigno l'accusa della procura della Repubblica di Vallo della Lucania intenzionata ad ampliare il giro delle indagini fino agli ultimi accertamenti compiuti dal Ris dei carabinieri per un presunto giro di pedofilia collegato proprio alla suora peruviana. L'accusa per la suora ha sostenuto già il vaglio del tribunale del Riesame e successivamente della Cassazione. «Questa donna va fermata» scrisse sintenticamente, ma efficacemente, il procuratore dlela Repubblica Alfredo Greco nella seconda richiesta di custodia cautelare. E, probabilmente, poche ore prima che la suora fuggisse in Perù e facesse perdere le sue tracce. Un mese fa l'incidente probatorio, con i bambini interrogati nell'aula del tribunale trasformata in sala giochi per «cristallizzare» le prove dell'accusa. Poi, nel pieno della seconda tranche dell'inchiesta con i sette indagati per il presunto giro di pedofilia, la delibera del consiglio comunale di Vallo: non denigrate il nostro paese.