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Free Burma!
sabato, 29 settembre 2007

La Cina, l'ONU e le sanzioni in Birmania

Mentre in Birmania si consuma il bagno di sangue, la Cina blocca l'ONU per i propri interessi economici e strategici sull'Oceano Indiano
La giunta militare bimana ha mostrato il suo volto questa settimana, ordinando l’uso delle armi verso i dimostranti non violenti ed organizzando scorrerie nei monasteri massacrando ed arrestando i monaci buddisti.
Ma l’indifferenza verso il rispetto dei diritti umani da parte del regime ha messo in luce anche gli stretti legami con la Cina, principale partner commerciale, alleato strategico e protettore diplomatico.

Mentre i dimostranti venivano attaccati dalle forze militari in Birmania, la Cina cercava di prevenire l’imposizione di sanzioni ai despoti da parte del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, né pubblicare una ufficiale condanna per le violenze coordinate dal regime.
L’ambasciatore cinese presso il Palazzo di Vetro ha giustificato la posizione del suo governo classificando il bagno di sangue in corso nel piccolo Paese asiatico una questione che “non costituisce minaccia per la pace e la sicurezza internazionale”.

Posizione già assunta lo scorso gennaio quando Pechino pose, insieme con la Russia, il veto sulla risoluzione del Consiglio di Sicurezza che avrebbe invitato il regime di Pyinmana a liberare tutti i prigionieri politici, avviare un dialogo con l’opposizione democratica e cessare la repressione nelle aree a minoranza etnica.
Pechino ha proprie ragioni economiche e strategiche nel nascondersi dietro un’interpretazione restrittiva del mandato al Consiglio di Sicurezza; difatti nutre importanti interessi con la giunta militare in Birmania. Incluso il progetto per la costruzione di un condotto che potrà assicurare alla Cina l’approvvigionamento di energia dal Medio Oriente senza attraversare lo Stretto di Malacca, una minuta via di comunicazione tra la Malaysia e l’isola indonesiana di Sumatra. Senza dimenticare il tentativo di garantirsi lo sfruttamento dei porti birmani per aprirsi uno sbocco sull’Oceano Indiano.

Triste da constatare, ma anche la democratica India è nella rete delle amicizie con il regime dei militari di Pyinmana. L’india è uno dei primi fornitori di armi della giunta in cambio di aiuto contro gli insorsi nel nord-est della penisola; inoltre Delhi sta cercando di mantenere ottimi rapporti con i generali birmani per ottenere aiuti per lo sfruttamento delle proprie riserve di gas lungo i confini tra i due Paesi. Trovando in ciò, una strategia per contrastare l’influenza della Cina in quest’area.

Ma la chiave è Pechino.
A ottobre il Partito Comunista ha organizzato un congresso durante il quale sono stati fissati i cardini della politica cinese per i prossimi cinque anni.
I leaders comunisti non vogliono che l’imminente apertura dei Giochi Olimpici venga offuscata dalla complicità del governo con i despoti birmani, né che i fatti di Tiananmen siano paragonati alla tragedia in corso in Birmania.

Se la Cina non ferma i suoi amici assassini in Birmania, finirà per essere essa stessa una minaccia per la pace e sicurezza internazionale.

martedì, 24 gennaio 2006

Cina, superpotenza energetica.

Pechino ha dato il via al Piano Nazionale Energetico, che nel giro di poco più di un ventennio dovrà garantire al Paese autonomia energetica per proiettarsi verso la scalata alla vetta delle superpotenze mondialiIl Governo di Pechino ha messo in campo una Strategia articolata (Piano Energetico Nazionale) che va dal Risparmio energetico, alla realizzazione di nuove centrali elettriche e nucleari, all'utilizzo delle energie rinnovabili.

Nel 2006 il Pil cinese crescerà del 9%. All'attuale tasso di crescita la Cina supererà gli Usa nel 2040.
Nel 2010 la Cina avrà superato gli Usa in termini di navigatori della rete e quando si discuterà su chi dovrà gestire la Rete (ovvero, il suo sistema di indirizzamento), la Cina vorrà giocare un ruolo da protagonista essendo diventata la nazione con il numero maggiore di utenti Internet, probabilmente cercando di monopolizzare (insieme agli Usa) il sistema di assegnazione degli indirizzi dei domini Internet.
Nell'ambito di questo scenario, la Superpotenza economica, politica, militare e nucleare del terzo millennio deve diventare indipendente dal punto di vista energetico: è questa la strategia perseguita da Pechino con assoluta determinazione a livello nazionale ed internazionale.

domenica, 28 agosto 2005

Bush tra impopolarità, gli attacchi di Chavez ed il PIL cinese.

In america cala il consenso nei confronti del presidente, peggio aveva fatto solo Nixon. Come se non bastasse, le incertezze sulle polemiche sul petrolio venezuelano gettano altri veleni sull'immagine della Casa Bianca.E' ormai ufficiale, George Bush è "demofobico" o meglio "populofobico". Scegliete voi il termine più adatto per descrivere la sindrome da impopolarità che ha colpito il presidente degli Stati Uniti. Gli ultimi sondaggi redatti nel primo semestre dell'anno parlano di un calo spaventoso dei consensi per l'inquilino della Casa Bianca.

Gallup Poll, ha presentato alle autorità di Washinghton i risultati del proprio sondaggio evidenziando un livello di favori che si attesta attorno al 40%, mentre il 56% degli americani condanna fa il muso duro all'operato del presidente. Impopolarità spaventosa, il tasso più alto della carriera presidenziale di Bush dal gennaio 2001, epoca della sua investitura. Soltanto Nixon aveva fatto meglio di lui con un secco 34% ma quelli erano altri tempi, altre menzogne.