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Free Burma!
lunedì, 24 aprile 2006

Istinti neofascisti prosperano.

Fascismo è sinonimo di buio pesto. E 25 aprile è sinonimo di rinascita, di uscita da una notte di deliri umani durati vent'anni, una guerra, leggi razziali e milioni di vittime.
Tutto in una notte diremmo.
Il 25 aprile ricorre da 61 anni per celebrare la liberazione dell'Italia dall'oppressione e dalle violenze figlie dell'asse del male Roma-Berlino dei cui risvolti il mondo è a conoscenza. Un ventennio giocato sul finto amor di patria, del colonialismo e della fame incontrollata di sedersi "al tavolo dei vincitori" e farsi ghiotti di una torta mai spartita.

Anche quest'anno il 25 aprile per ricordare la liberazione dell'Italia dal Fascismo. Anche quest'anno non mancheranno le azioni dei neofascisti contro il trionfo della Resistenza.

Uomini e donne imbracciarono le armi in quegli anni al grido unisono di "Resistenza!", supportati dai cannoni e le mediazioni degli Alleati per salvare quella che ra diventata a pochi giorni dalla resa in guerra, una terra di nessuno.
Nel dì della liberazione non si parla mai di Americani?
Forse, ma messo in penombra evidentementa da un movimento i cui adepti nelle valli del Paese hanno perso la vita combattento i fascisti e i nazisti. Un istinto di lotta all'oppressore che nasceva dall'intimo di una parte del popolo stanco di cellulari e squadristi piantoni nelle città e nei paesi, sempre pronti a pesare a colpi di baionetta la gravità di comportamenti non allineati.

Non fu lotta di partito, come qualcuno va predicando, ma lotta di un fiume popolare in piena rivolto al vero amor di patria.

Il ribrezzo personale parte tutto da qui: dalla constatazione che ancora oggi vivono e sprosperano sacche fasciste inneggianti il Duce, la fiamma missina, il fascio littorio, i "fasti di quegli anni". Figli di una cultura becera e liberticida.
Si emula la "marcia su Roma" poche ore prima delle elezioni, e ciò non può non destare preoccupazioni su cosa accadrebbe se il neofascismo cominciasse sul serio a prendere piede. Un ciclo dei corsi e riscorsi che per 60 anni la società civile e la politica ha tentato di tenere a distanza, che ora torna a far breccia nello scenario nostrano.

Mentre chi ci sta intorno si incammina verso una società rivolta alla difesa dei diritti fondamentali, della pluralità etnica, in Italia imperversa il tentativo di fare marcia indietro spaccando l'opinione pubblica, demonizzando l'avversario, delegittimando le istituzioni.
In qualche piazza d'Italia il 25 aprile si festeggerà in maniera inversa; qualcuno urlerà slogan del ventennio, le bandiere con impresso il volto del Duce, alzerà la mano destra tesa ad invocare il saluto a Benito Mussolini: un leone dall'animo del capro mansueto che ha segnato negativamente la storia d'Italia.
Domani ci sarà qualcuno che, malgrado la legge teoricamente non lo permetta, permetterà tutto questo.