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Stato e politica, almeno stavolta abbandonate il vizio."Napul' è na carta sporca", più sporca che mai. La città di Pulcinella, di Totò, della pizza e del Vesuvio.
Presa a calci dalla violenza che da inizio gennaio ha fatto salire a 80 il numero dei morti ammazzati, il capoluogo campano soltanto oggi è riuscito a farsi notare dai piani alti della politica nazionale. La classe dirigente tutta s'è mobilitata per salvare il salvabile e cercare di ricostruire un nuovo vivere civile, una nuova società ed estirpare il carcinoma camorra; quest'ultima sempre protagonista per faide, traffici illeciti e crimini sanguinosi. Prodi si è precipitato a rotta di collo nella city per incontrare la sindaca Rosa Iervolino e 'o presidente Bassolino promettendo maggiori attenzioni nei confonti dei problemi napoletani. Qui c'è la camorra che fa la voce grossa, le folle riottose in certi quartieri aggrediscono i poliziotti che arrestano i criminali; chi un tempo commerciata tabacchi in contrabbando oggi si affida allo smercio di marijuana, eroina, coca: sintomo che il traffico delle sigarette non è più quello di una volta. E, a ridosso dei banconi abusivi sistemati alla men peggio praticamente dovunque, si ergono imponenti le cataste di rifiuti quasi a divorare una delle più straordinarie capitali storiche ed artistiche mondiali. Ora che i riflettori sono tutti per lei, che le stanno facendo il trucco, Napoli quasi sembra una città normale: sono già passati i giorni del polverone, quando si parlava di "emergenza criminalità" ed il termine emergenza quasi puzza a molta parte della politica. Si è passati ad espressioni soft come "politiche sociali", "riallocazione delle forze dell'ordine". Eppure c'è da guardare un piano straordinario per Napoli che Giuliano Amato con una settimana d'anticipo (viste le numerose morti nel giro di poche ore) è chiamato solennemente a firmare. Dal pugno di ferro invocato da tutti all'aprirsi del polverone mediatico, ad una linea morbida echeggiante progettualità di assistenza sociale nei rioni più disagiati come, tanto per citarne alcuni, Sanità, Forcella, Quartieri Spagnoli. Come se mai tentativi del genere siano stati fatti: ed i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Senza tuttavia, voler disprezzare l'opera di chi è impegnato in iniziative di questo genere. Ma per chi emergenza non è, o per chi s'è rimangiato quella parola in ragione di non si capisce cosa: ha fatto un giro a piedi e non a bordo delle superblindate e maxiscortate auto blu per le strade della città? La criminalità organizzata è dappertutto: negli occhi dei titolari delle botteghe del centro che devono preoccuparsi di metter da parte gli euro che la camorra a fine mese viene a riscuotere; nelle montagne di immondizia che molto spesso finiscono nelle discariche abusive; negli scippi, nei furti e nelle aggressioni di baby criminali nati e cresciuti per strada e sempre più numerosi. Vi chiedo: si tratta davvero di immagine non sfruttare l'esercito per Napoli? Oppure una soluzione del genere sarebbe stata, politicamente parlando, un'ammissione di colpa delle istituzioni che per anni, ripeto per anni, hanno abbandonato a sè stessa una metropoli tranto difficile quanto caratteristica per le sue contraddizioni? Abbiamo gli eserciti sparsi in mezzo mondo a impartire lezioni di ordine pubblico, di polizia e di prevenzione agli altri, perchè non sfruttarlo anche a casa nostra? Si fa presto a parlare di politiche sociali, progettualità da avviare. Ma queste spesso stentano a decollare, ed quando spiccano il volo richiedono tempo per far breccia nel pubblico. Non si può coltivare un campo se prima non si strappano le erbacce, così come a Napoli non si può pretendere di ridare sicurezza alla gente tenendo ancora in giro i camorristi. Gli interventi strutturali sono necessari, le politiche sociali vitali ma vengono dopo la bonifica integrale del napoletano dalla criminalità organizzata, specie nelle periferie dove più che al centro regna l'onore delle cosche. Lo Stato, cerchi di superare quel vizietto tanto a lui caro di preoccuparsi quanto le telecamere ed i microfoni sono accessi, quando c'è da arraffare consensi ed un attimo dopo, quando la tv ed i giornali tacciono dimenticarsi tutto. La Napoli della gente per bene non ne può più essere costretta a convivere con la criminalità, con il timore degli scippi, delle violenze o delle pallottole vaganti. C' è una Napoli diversa da questa che deve emergere, che vuole vivere in una metropoli importante nel Meridionale e per il Mezzogiorno di questo Paese. Postato da raffaelegreco alle 17:29 | Permalinkatemi | commenti (4) | riflessioni, politica italiana, no mafie
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11 settembre
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