Tassinari in rivolta dopo le prime liberalizzazioni poste dal governo Prodi in ottemperanza a direttive europee e procedure d’infrazione da parte dell’Antitrust.
Diciamolo, è giunto il momento di cambiare: non entro nel merito politico delle questioni proposte da Palazzo Chigi, ma il tentativo di dar il via libera a meccanismi di liberalizzazione in alcuni dei fondamentali settori economici del Paese mi ha esaltato e stupito non poco.
Il dato inconfondibile è che questo governo e non il liberal di Berlusconi ha messo un’ottima prima pietra sul suo operato, tracciando una linea di confine con la retrosia che in molti forse si auguravano, potesse giungere dalle frange più radicali della coalizione.
Ideologicamente e storicamente infaticabili assertrici di politiche di questo tipo.
Assicurazioni, taxi e farmacie. I tre incubi del consumatore medio italiano; era ora che qualcuno cominciasse a prendere dei provvedimenti perché è balordo che in un Paese che si pone fra le principali potenze economiche del mondo, i trusts ed accordi taciti di stampo oligopolistico colpiscano punti nevralgici del sistema.
Non se ne può più di versare fior di quattrini per le RC auto, o i passaggi di proprietà. Nel resto di Eurolandia un passaggio d’auto “costa” due, tre giorni al massimo e già si effettua presso i municipi e/o le motorizzazioni (Germania). E le polizze assicurative non si avvicinano nemmeno lontanamente dalle cifre astronomiche del Belpaese.
Per non parlare del servizio taxi: non sono certo celate al pubblico e a chi viaggia di frequente le marachelle di molti (non di tutta un’erba un fascio) “tassinari” italiani. Il consumatore medio conosce i lauti costi per un breve viaggio cittadino fatto di fantasiosi cantieri aperti chissà perché proprio nei giorni in cui ci si trova in auto bianca, che costringono il fido conducente verso strade secondarie (che fanno salire di troppo il prezzo delle corse).
Per la gioia delle sue tasche. O ancora la storia dei tassametri manomessi, o (esperienza personale) tassametri attivi anche quando si fa sosta per rifornimento.
Infine il tema delle farmacie e degli studi professionali. Non se ne può più delle caste professionali: non se ne può più di dinastie farmaceutiche, ingegneristiche e forensi; attività redditizie di questa portata che passano di padre in figlio, in nipote privi di abilitazione professionale (e in questo caso guardo al settore farmaceutico). E nel frattempo lo studente universitario appena sparato fuori dall’ateneo, magari con 110, è disoccupato ed arranca a trovare un impiego. Bene l’obbligo di iscrizione all’ordine per gestire i dispensari.
E bene la liberalizzazione degli ordini professionali in genere, che garantirebbe l’istituzione di studi multiprofessionali tutto a vantaggio della qualità del sistema Italia. Maggiore concorrenza significa prima di tutto minori spese per i cittadini, servizi più efficienti e più posti di lavoro. Per non parlare del fatto che l’ampia concorrenza, costringerebbe i giovani a pretendere molto di più da se stessi nella preparazione per evitare l’affossamento da chi è più brillante. E le riforme strutturali esistono per questo, per mettere in moto reazioni a catena che riescano a dare una spinta verso l’alto ai servizi nella realizzazione dei principi di efficienza, economicità, adeguatezza e sussidiarietà.
Un pacchetto di decisioni probabilmente da ritoccare in alcuni punti. Ogni cosa è perfettibile, ma lo schema generale non è male: è arrivata l’ora di abbattere il muro di un corporativismo tutto italiano, anch’esso causa dei grandi mali del Paese. Ci si augura che l’esecutivo si spinga sempre più in politiche che offrano vantaggi ai consumatori, vero fulcro del motore economico-finanziaro. E che ciò l'affianchi a strutturali azioni anche in tema sociale. E ci si augura, in ogni caso, che a partire da settembre quando tirerà il vento di finanziaria 2007 giungano roncolate a chi per anni ha accumulato stratosfereci capitali, lasciando che il cittadino medio versasse anche per essi i tributi e contributi.