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Free Burma!
sabato, 24 giugno 2006

Un NO alla disgregazione della democrazia italiana.

Domani e dopodomani gli italiani saranno chiamati a prendere parte ad una tornata referendaria, che per importanza e potenziali conseguenze, può senza dubbio essere paragonato a quello della svolta repubblicana del 1946.
Nessuno dopo nemmeno cinquant’anni di storia, si sarebbe aspettato trovarsi a decidere un tema talmente delicato per il prosieguo della storia dello sviluppo e del funzionamento dello Stato. Dopo nemmeno cinquant’anni, a causa dei giochi di potere di forze portatrici di programmi autonomistici, xenofobi e razzisti, anti statali e antidemocratici l’elettorato italiano rischia di veder cascare a pezzi la Costituzione per la quale decine di partigiani e non persero la vita. Fronteggiando gli oppressori nelle valli e sui colli di tutto il Paese negli anni della grande guerra. All’insegna della maggiore efficienza della macchina amministrativa statale, della riduzione del numero dei componenti delle assemblee elettive, della riduzione dei costi per la gestione ed il mantenimento dei pubblici funzionari, una sola parte politica si presenta agli elettori con l’unica chance (sbagliata!) di riuscire a risolvere i problemi di un’intera nazione.

Mai abbandonata da quella carta fondamentale che ne tutela diritti e libertà, ma da quelle stesse forze politiche che oggi intendono modificarla. Mai abbandonata dall’articolato che rivendica il rispetto dei diritti inviolabili dell’uomo, della pari dignità sociale di tutti i cittadini; delle pari opportunità educative, professionali e politiche. Oggi invece il tentativo di assoggettare alla ragion della concorrenza, delle eccellenze e delle differenze tra le regioni, le province, le città e i comuni lo smembramento dei fondamentali cardini della democrazia.

Importante è opporsi a tutto questo, e pretendere da chi rappresenta l’elettorato di preoccuparsi più da vicino dei problemi di chi lo Stato lo vive e lo affronta giorno dopo giorno nelle sue inefficienze e lungaggini, non certo per causa di Costituzione, ma per causa della malavita, degli scambi di poltrone, dei compromessi e favori in cui le stesse forze politiche sono implicate.

Bisogna dire NO, non per favorire questo o quel partito. Perché il referendum costituzionale non ha nulla a che spartire con le decisioni politiche. Bisogna dire NO alle modifiche unilaterali alla legge fondamentale del Paese, realizzate a colpi di maggioranza.

NO al depauperamento del Presidente della Repubblica quale primo garante della democrazia. NO alla casta politica che verrebbe a crearsi in seno al "Senato Federale", limitando le opportunità di accesso alle cariche pubbliche per chi voglia esercitare il diritto di candidatura.

NO alla moltiplicazione dei conflitti di attribuzione fra gli organi dello stato, che rischierebbe di appesantire ancora di più il funzionamento dell'amministrazione.

NO alle sperequazioni tra il Nord ed il Sud già troppo evidenti e gravose per l’economia e la cultura nazionale; sperequazioni che andrebbero colmate, non ingigantite.

NO deciso alla nascita di poche ed esclusive eccellenze nella sanità e nella cultura e NO all'ulteriore crollo del coordinamento nella pubblica sicurezza.

Un NO alla estrema politicizzazione della Corte Costituzionale; massimo organo di tutela delle libertà e dei diritti costituzionalmente garantiti.

Domani e dopodomani diciamo NO alla disgregazione della democrazia italiana.



Commenti
#1   24 Giugno 2006 - 13:29
 
Disgregazione della democrazia? Ma non vi sembra di esagerare??!!
utente anonimo

#2   24 Giugno 2006 - 15:16
 
Scusa, Gabriele, ma mi pare di aver capito che studi legge. Eppure, fai molti errori grossolani in questo tuo ultimo intervento, errori giuridici.
1-Parli di casta politica del senato, e non capisco cosa tu intenda dire. L'unica condizione per entrarvi è avere la residenza all'interno della Regione nella quale si viene votati. Quindi, io che sono lombardo, ho formalmente la stessa possibilità di essere senatore di quella che ha Berlusconi. Faccio anche io parte di una casta?
2-Per quale motivo aumenterebbero i conflitti di attribuzione? La riforma non ne parla. Tutt'al più aumenterebbero i giudizi di legittimità costituzionale, che sono ben altra cosa, ma questo non va a bloccare un processo, ma a garantire più uniformità nella legislazione territoriale.
3-Di quali sperequazioni parli? Il federalismo fiscale esiste già dal 2001, questa riforma si limiterebbe ad attuarlo. E in ogni caso rimane fermo il Fondo Perequativo Nazionale senza vincolo di destinazione e a favore delle regioni con minor capacità fiscale. Cosa, di tutto questo che è già previsto, e non viene semplicemente attuato, ti disturba? E che c'entra con la Riforma?
4-Di quali eccellenze nella sanità e nella cultura parli? Lo Stato assicura dei livelli essenziali per tutte le attività sociali, e alle regioni spetta come competenza residuale solamente l'organizzazione delle strutture sanitarie. Idem per quanto riguarda la sicurezza. Non è che dalla riforma in poi ci saranno i Carabinieri del Lazio e la Polizia di Sardegna!
5-La politicizzazione della Corte non è estrema, e in ogni caso la Corte non fa parte della Magistratura, nella quale la terzietà deve essere garantita per il principio del contradditorio. La Corte non giudica su ricorso di parte, non deve essere imparziale, deve semplicemente interpretare la Costituzione! E una sua composizione più politica non fa che favorire un'interpretazione più vicina al volere del popolo.
6-Dire che la democrazia si disgrega è terrorismo mediatico. Non fa che contraddire quanto tu dici poco sopra secondo cui la politica e il voto non c'entrano. Siamo un po' più seri! Cerchiamo di spiegare che sebbene cambi tutta la struttura istituzionale, i principi repubblicani e democratici non vengono nemmeno scalfiti. Cerchiamo di essere utili a chi ci legge, non palesemente servi delle ideologie!
Simone Moder(n)atore
http://www.gemublogs.altervista.org/b2evolution/blogs/index.php?blog=12 utente anonimo

#3   24 Giugno 2006 - 17:07
 
1 - se invece di ascoltare le chiacchiere di Calderoli ai comizi ti leggessi le cose, o la smettessi di leggerti i manifesti per strada e ti mettessi con la testa sulle carte, forse capiresti tanto allarmismo.

2 - cito testualmente il riformato articolo 58 dalla Gazzetta Ufficiale del 16 novembre 2005: "Sono elegibili a senatori di una Regione gli elettori che hanno compiuto i venticinque anni di età e hanno ricoperto o ricoprono cariche pubbliche elettive in enti territoriali locali o regionali, all'interno della Regione, e sono stati eletti senatori o deputati nella Regione o risiedono nella Regione alla data di indizione delle elezioni". Ti dice niente? La residenza, mi fai sbarloccare dalle risate. Dimmi una cosa, ti faccio un esempio: io sono una segreteria di un partito; ti presenti tu, tizio che non conti un tubo e che non sai le schifezze del palazzo del potere. Secondo te, con la legge elettorale che ci troviamo, io ti metterei nelle mie liste? O metterei un mio fido amico, figlio, compagno di partito che con certezza mi porta 15mila voti per il solo fatto di essere lì al Senato?!

3 - i conflitti di attribuzione (e certo, anche di costituzionalità!) aumenterebbero per il semplice, minuscolo motivo che nelle potestà esclusive delle regioni si parla di "organizzazione" con una formula talmente ambigua che lo Stato o la Regione potrebbero fare a gara per decidere chi dovrà mandare anche la più stupida delle circolari. E qui ti metto una cosa che avrebbe risolto i problemi (ad esempio): una riserva di legge.

4 - Sperequazioni?! Sei convinto che il Fondo Perequativo già esistente stia risolvendo i problemi dell'Italia già federale? Sono un decentratore anch'io, rilassati, ma non nei termini così descritti. Un semplice esempio: IO sono il MOlise, tu la Lombardia. Facendo qualche calcolo veloce, diciamo che tu incassi in tributi (senza tener conto dell'evasione fiscale strisciante al SUD) oltre 12-13 volte più di me.
Se IO non ottengo qualche aiuto concreto dallo Stato, anche attingendo da quello che tu guadagni, come diamine faccio a tenere aperti gli ospedali? Le scuole? ad organizzarmi la MIA polizia locale?

Il Sud per i lùmbard è scomodo, mi rendo conto, ma qui la situazione non è come lì tutta industrie e miliardi. Qui si lotta con le mafie, le camorre...e qui, nel momento in cui la regione si deve autogestire in settori nevralgici, la malavita potrebbe anche cominciare a farla da padrona? (sentito le ultime cronache pugliesi in tema di sanità?!).

5 - Eccellenze.
Non mi stupisce sentire dal presidente della Regione Veneto (e qui rimando al punto precedente!) martedì sera, proprio su rai due: "Ma se noi incassiamo soldi dai nostri cittadini, perchè non possiamo offrirgli delle eccellenze ospedaliere, scolastiche?!". Allora, che mi dici? Credi sia giusto dover trasferirmi un domani lì dalle tue parti per far insegnare ai miei figli l'ABC della cultura mentre qui in molte scuole elementari (nel 2006!) ancora si fa lezione nei bagni di vecchi palazzi? Oppure dover necessariamente spendere centinaia di euro per avere cure mediche nei grossi centri ospedalieri del Nord mentre qui al Sud tutto spento, niente innovazione?!

6 - La corte costituzionale è organo costituzionale, che non è nè collegato alla magistratura nè alla politica. Un bilanciamento dei suoi componenti fino ad ora nel bene o nel male ha prodotto dei risultati. Ma come raccontano le cronache recenti, quando la politica comincia a farla da padrona, ecco che entrano in gioco gli scambi, i compromessi e le clientele. ECCO PERCHE' PARLO DI DISGREGAZIONE DELLA DEMOCRAZIA...


Altro che terrorismo mediatico. Il terrorismo mediatico lo fa chi sotto la falsa riga della riduzione del numero dei parlamentari, vuole far credere di risolvere i problemi di tutto il paese.
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