sabato, 06 maggio 2006
13:16

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D'Alema incompatibile col Quirinale.

Che Massimo D’Alema fosse personalità influente nello scenario politico nazionale, e stimata figura di peso internazionale non stiamo a scoprirlo in queste temute ore pre-elettorali per la massima carica dello Stato. Fermo, critico e spesso astuto nelle scelte e negli approcci alle problematiche, il presidente dei DS è il primo candidato per l’Unione al Quirinale grazie all’appoggio espresso a raffica dai partiti minori della coalizione prima, e da aggregazioni ex democrastiniane come la Margherita. Unione compatta sì, ma che ora deve fare i conti con le barricate poste sul selciato del colle dalla Casa delle Libertà che a sua ragione, vede nel leader della quercia un vero e proprio pericolo per la democrazia, tale da spingere orde di cittadini nelle piazze.

Massimo D'Alema non può assumere la carica di Presidente della Repubblica in una situazione di così stretta spaccatura politica nel Paese.

Il mio punto di vista sebbene nella sostanza sia completamente differente da quelle paure prospettate dalla banda Berlusconi & Co., formalmente è simile. Massimo D’Alema, dopo aver condotto una campagna elettorale dai toni estremamente forti, dopo aver (anche giustamente) dato dell’assassino, a chi utilizza il fosforo bianco nei raid militari ed aver acceso polemiche in lungo e in largo sul palcoscenico della nostra politica, è incompatibile con la carica personalmente prefiguratasi. Per la sua carriera istituzionale potrebbe essere un corollario importante, ma vista la evidente attività condotta negli anni, lo rendono figura estremamente di parte e protesa alle risposte di una precisa fazione.

Un rischio che una sana democrazia non può permettersi di correre. Non si tratta di mettere in ballo la sicurezza dello Stato democratico, ma oggettivamente valutare la posizione di un ex Presidente del Consiglio che della politica ha fatto la sua vera e propria professione.
Incompatibile a poco più di un mese da una campagna elettorale giocata sul filo degli insulti, delle polemiche e delle divisioni far salire al Quirinale un soggetto che a prescindere dal suo prestigio, ha lottato spalla a spalla con gli altri compagni di cordata per un trionfo elettorale. Sarebbe per me un grosso piacere vedere uno dei membri dello stato maggiore della coalizione di sinistra, sedere sulla poltrona più alta del Paese. Ma in una condizione di netta spaccatura nella tendenza dei cittadini, risultata dalle elezioni, la scelta per un Presidente “a senso unico” non può che essere la più errata.

Venuta meno la disponibilità di Carlo Azeglio Ciampi, la classe dirigente italiana è andata in confusione dimenticando che altre personalità di spicco, con lo stesso equilibrio, ancora solcano le fila del popolo nazionale. Figure come Giuliano Amato, Mario Monti ad esempio, non possono non essere considerate quale punto d’incontro tra gli schieramenti.
Sebbene il primo avesse guidato per un minimo periodo il governo, negli anni non ha realizzato una condotta così sfacciata ed attiva al pari del presidente dei democratici di sinistra. Mentre il secondo, già candidato alla dirigenza della Banca d’Italia, e proprio sulla scorta di quella candidatura, potrebbe al pari di altri esser visto di buon grado alla rappresentanza di tutta la nazione.

La ragion di stato questa volta, ha necessità di avere la meglio sulla ragione dell’ambizione personaledi D’Alema, e rimandare a scenari futuri sogni di coronamento di una non sottovalutabile carriera. Le divisioni sono troppo nette per lasciarsi prendere la mano da insufficienti e potenzialmente dannosi atteggiamenti personalistici.