16:17
Battaglia navale sotto il segno della CEI.

La CEI non si schiera, ti accompagna fino al seggio e se può sino in cabina; aspetta sull’uscio che tu sbrighi la pratica (possibilmente in fretta e senza pensarci troppo su).
Dal retro della cabina ti da le coordinate giuste per colpire ed affondare la laicità dello Stato, è una battaglia navale tra tutti quei simboli sulla scheda.
“Famiglia, ma sta attento a chi per famiglia intende omosessuali. E attento a non inciampare sulle caselle verdi, o su quelle rosse”. “Non farti ingannare dal bluastro del Campanile, devi colpire al centro, sull’azzurro che circonda lo scudo crociato”.
“Mi raccomando se trovi sperimentazioni sugli embrioni, di aborto, di eutanasia, di divorzio, di laicità, di scuole pubbliche più efficienti ed efficacemente finanziate, di revisione del Concordato!”.
Nel frattempo sei solo, tu il lapis e la scheda fra una miriade di tondini colorati. Hai la vista annebbiata e la fronte sudata: consumi un pacco formato family di fazzoletti per asciugarti il sudore che ormai ti cola fin dentro i calzini. I polsi tramano in quei pochi secondi concitati; un solo pensiero ti stritola: “340 giorni nel deserto per ogni seggio del premio di maggioranza perso. Con che cosa mi presenterò al Giudizio Universale dopo aver sparato la croce sul tondino verde, o peggio su quello rosso?!”.
Di là c’è pronto il cardinale col dito puntato che ti dice “attento ai colori della perdizione, non cadere nell’oblio del peccato”.
Scenario d’altri tempi, da antica DC o peggio, da Santa Inquisizione, da antico Medioevo. Una Chiesa che non si schiera sul voto ma lascia trapelare un messaggio di imputazione per chi fra tre settimane lascerà cadere la mano sui simboli del peccato: quelli che significano coppie di fatto, eutanasia, aborto, divorzio, sperimentazioni sugli embrioni. Una chiesa che torna indietro di 500 anni.
Conservatrice all’estremo che invece di preoccuparsi per chi e per cosa voteranno gli italiani il 9-10 aprile faccia bene ad occuparsi delle stragi ingiustificate da parte degli americani di civili iracheni, dei preti pedofili che gonfiano le cronache di mezzo mondo e su cui immediatamente cala il silenzio, le torture, le violenze del sud america e chi più ne ha più ne metta.
Non c’è ombra di dubbio sul diritto del clero di esprimere opinioni e dare indicazioni ei fedeli, ma non occorre intimare con lo spettro del peccato. Non occorre fare i conti nelle tasche degli italiani. Lo sappiamo che il Paese è fermo, che la crescita è zero. Se accade c’è anche un pizzico delle ingerenze ecclesiastiche.
C’è da tanto il tentativo mezzo riuscito di dettare la politica interna, ora ci vogliono fare anche la politica economica e del lavoro; fra un po’ sposteremo il Parlamento nella Cappella Sistina e l’ufficio della Presidenza del Consiglio sotto il baldacchino del Bernini e ci governano direttamente da San Pietro, il Santo Padre e tutto l’ordine sacerdotale. Mentre il mondo intorno i chierici se li fila poco, o per niente.
Se il Paese è bloccato non è soltanto per gli abominevoli comunisti che agiscono sotto il segno della “gloriosa” Mosca sovietica. C’è anche quel diabolico istinto di condanna, quell’istinto a demonizzare ogni minuscolo stralcio di proposta che possa incrinare la marmorea moralità e posizione di Santa Madre Chiesa.
Le coppie di fatto, l’eutanasia, l’aborto sono i fenomeni sociali del nostro tempo. Un libero Stato ne prende atto e fa proprie le problematiche di tali realtà, traducendole in dispositivi rivolti a garantire l’eguaglianza, il rispetto dei diritti ed il benessere di tutti.
Condannare idealmente al rogo gli omosessuali in cerca di qualche minimo diritto per cercare di farsi tutt’uno con la collettività non fa bene alla Chiesa, come non mai su questo punto discriminatoria ed intollerante.
Scomunicare idealmente la ragazza madre che sceglie di abortire per costruirsi prima un futuro solido per sé e per i figlia ed evitare di commettere atti estremi, fino a buttare nel cassonetto il sangue del suo sangue, esprime l’ingessatura in cui è costretto a vivere il mondo cattolico d’oggi.
La caccia alle streghe si è chiusa secoli or sono ed è tempo di mettere da parte la presunzione del primato ed assuefarsi al pensiero che tutto il mondo non è cattolico, che per fortuna di tutti, esistono culture e fedi diverse. E che nell’era della comunicazione il singolo non è solo una particella della massa, ma può prendere posizioni distanti dal gregge e dai pastori.








