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Libertà di provocazione.15 giorni fa ci scandalizzammo tutti nel constatare che tipo di reazione potesse provocare la pubblicazione di 12 sciocche vignette sui quotidiani europei, nel mondo islamico. Sedi diplomatiche dei Paesi accusati di aver permesso quelle pubblicazioni sono state prese d'assalto in Indonesia, Pakistan, a Gaza, a Mogadiscio, nel Sudan e in molte zone del Medio Oriente; attività commerciali di firme occidentali sono state incendiate, distrutte; minacce di morte e forti accuse si sono elevate nei confronti dell'eretico e blasmefo mondo industrualizzato al di qua del Mar Nero; bandiere e simboli nazionali sono stati calpestati e bruciati da scalmanati estremisti al soldo dei leaders spiriturali, delle loro bugie e finzioni architettate ad arte.
Nella prospettiva di una potenziale guerra fra civiltà, di una possibile crociata a parti invertite che ci porterebbe indietro di secoli, un Ministro della Repubblica si sente in diritto di spiccare provocazioni e gettare altra benzina sul fuoco di una situazione traballante ed insostenibile. Ci siamo messi tutti sotto l'ombrello della sacrosanta libertà di espressione e del controllo per la non proliferazione di nuove sacche estreme islamiste, un problema annoso non per la sicurezza di singoli Paesi ma per l'incolumità mondiale. Dopo di che, gettiamo tutto alle ortiche per l'atteggiamento provocatorio e inaccettabile (al pari delle violenze) di un'alta carica dello Stato, che intende farsi beffe di una problematica seria ed altamente complessa come quella islamica. Fa rabbrividire la coincidenza con questi fatti con la presentazione della relazione annuale dei servizi segreti presentata ieri dal ministro Giuseppe Pisanu, per cui l'Italia sarebbe uno dei maggiori obiettivi dei terroristi; anche sulla scorta della rassegna olimpica in corso a Torino. E sulla scia di un arresto, notizia di stamattina, di un tunisino sospettato di organizzare attentati kamikadze a Milano. Quello del ministro Calderoli è un tentativo, in tempi di Bolkestein, di liberalizzare la licenza di provocare gli spiriti altrui. E' un muro contro muro quello che si è innalzatosi tra le posizioni del leghista e le violenze dei musulmani che si traduce soltanto in uno schiaffo alla prestigiosa carica ricoperta; in uno schiaffo al rapporto dei servizi segreti e dell'operato degli agenti impiegati nella prevenzione e nella lotta al terrorismo, con tutti i rischi che si portano in spalla. Uno schiaffo alla morte di padre Andre Santoro; uno schiaffo ai rappresentanti diplomatici e gli operatori umanitari italiani impegnati in certe zone del mondo. E' l'apoteosi dell'irresponsabilità.
Ciò che resta da fare all'esimio ministro è ritirarsi e subire le conseguenze politiche del caso, visto che nè penalmente nè civilmente sia al momento possibile punire dichiarazioni e comportamenti che possono, in particolare adesso, mettere a rischio la sicurezza nazionale. Sarebbe un atto di cortesia all'Italia che già sta vivendo una crisi di nervi elettorale, se il Ministro si dimettesse, e lasciare operare nel pieno della tranquillità quanti nei prossimi giorni dovranno fare l'impossibile per colmare la voragine creata già con le ingerenze poste dal capo di stato libico Gheddafi, che ora pare notevolmente allargata. Postato da raffaelegreco alle 13:44 | Permalinkatemi | commenti (9) | riflessioni, questione islamica
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11 settembre
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