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Influenza da polli.
Siamo noi i polli, altro che influenza aviaria. La campagna mediatica di questi giorni ha provocato una serie di difficoltà per decine di migliaia di impiegati, si parla di 30 mila, che presto o tardi perderanno il lavoro. Possibile che per colpa di un continuo martellamento mediatico, confuso, continuo e da un'allarmismo servo del mercato pubblicitario, nel giro di una settimana il settore avicolo ha registrato un calo di vendite di oltre il 70%? Dico, facciamola finita con questi "a lupo a lupo" che si traducono in una psicosi generale e che, come al solito, coinvolge i fessi italiani. Non posso credere che veterinari, produttori e ministero possano raccontare delle frottole sul conto dell'H5N1, sui modi di trasmissione da animali a uomo e sull'inesistente possibilità di infezione tra uomo e uomo. Se si ripete che si rischia la malattia entrando a contatto con le feci di volatili malati, che per di più, sono selvatici e quindi non possono entrare in contatto (teoricamente con chi non è munito di locali idonei) con gli animali che saranno macellati e messi sul mercato, perchè diffondere così tanta insicurezza nella gente? Dalle mie parti i contadini abbattono decine di galline e polli negli "allevamenti casalinghi" da quando in tv è stato lanciato l'annuncio dell'arrivo dell'aviaria in Calabria, Puglia e Sicilia. Senza poi capire i motivi e le modalità d'infezione della "malattia dei polli". I media e principalmente la tv, mezzi di grossa influenza per l'opinione pubblica e quindi, un utilizzo corretto della libertà d'espressione e d'informazione, non farebbe certo male in tempi di instabilità non solo politica, ma anche medica e sanitaria vista la dilagante affermazione dell'aviaria su scala mondiale. La dobbiamo smettere di speculare anche sulla salute della gente. Non ne possiamo più di sentirci raccontare sciocchezze pur di far alzare gli indici di ascolto o vendere qualche centinaio di copie in più. E' una mentalità da giornalai, altro che giornalisti. Quello che mi sento di raccomandare a chi, per colpa di questi servi dell'auditel e del mercato della pubblicità, rischia di perdere il posto di lavoro e ai cassintegrati che già l'hanno perso, di prendersela con le testate e non invocare (indecretabile!) lo Stato di calamità dal ministero o dal governo. Nessun contagio a uomini è stato rilevato e documentato nel nostro Paese. Prendetevela con chi diffonde il terrore fra i cittadini. Specialmente alle nonne e le mamme che tutti i giorni si affacciano ai banchi dei supermercati in cerca di prodotti di qualità per sfamare le famiglie. Alle già drammatiche difficoltà italiane, se ne viene ad aggiungere un'altra, la paura per un "mostro" che allo stato non esiste. Non è la prima volta che il sistema mediatico italiano fa cilecca: la psicosi del mal tempo nel periodo pasquale dello scorso anno, generò milioni di euro di perdite alle strutture ricettive più ambite dal turismo primaverile. Allora gli imprenditori del mare e della montagna si rivolsero contro la soffocante pressione delle televisioni sui cittadini. L'invito a non muoversi da casa perchè c'era il rischio di nevi, piogge e tempeste si trasformò in un fallimento per quanti tirano avanti un intero anno con i guadagni di un solo mese poichè il turismo era ed è per loro, l'unico reddito. Quindi smettiamola di mettere in difficoltà l'industria avicola italiana infettando il Paese del virus del campanilismo e del clamore, filtrando un terrore verso un mostro che non esiste. E' terribile e stupefacente osservare come la manipolazione della realtà possa cambiare il destino della società. Postato da raffaelegreco alle 13:06 | Permalinkatemi | commenti (12) | riflessioni, influenza aviaria
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