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lunedì, 30 gennaio 2006

Afghanistan: l'economia cresce, ma la povertà stagna.

L'Afghanistan continua a crescere, ma la povertà è un problema dilagante in tutto il Paese, oltre la metà della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà.Mohammad attende in un angolo di strada a Kabul qualcuno che possa offrirgli almeno un giorno di lavoro. "Ho svolto qualche attività da manovale, altra da semplice muratore", dice. Gli hanno pagato 5.30, 5.50$. Mohammad vive il suo quotidiano con la speranza che gli diano un impiego per tornare tranquillo al tramonto nella stanza che ha preso in affitto per vivere con sua moglie e i suoi cinque bambini. "Sono costretto a fuggire a casa quando per evitare che i creditori mi vedano e vogliano soldi che ora non posso restituire".

L'economia in Afghanistan è in crescita, malgrado le insurrezioni che si registrano nel sud-est del Paese. Tuttavia per molti, come Mohammad, la vita continua ad essere tutt'altro che facile.

 

Il Fondo Monetario Internazionale sostiene che la crescita per l'anno corrente sarà del 14%, sebbene prospetta un rallentamento ed un decremento al 10% per la fine del 2006. Le buone condizioni climatiche hanno incoraggiato il settore agricolo, ma dal punto di vista infrastrutturale il Paese è ancora molto indietro mentre l'inflazione ha cominciato a calare.

"Se confrontassimo l'economia di oggi con quella di cinque anni fa, è chiaro che la situazione è cambiata, ma non per tutti", osserva il Ministro dell'Economia Mohammad Amin Farhang. Il governo si augura di riuscire a raggiungere il 10% di crescita annuale entro i prossimi cinque anni, e in questa prospettiva si è attivato per redigere un disegno programmatico battezzato “Programma Strategico per lo Sviluppo Nazionale”, individuando una serie di punti chiave per la maturazione economica e sociale del Paese.

Il programma sarà presentato durante il corso di una conferenza internazionale sull’Afghanistan che si terrà a Londra nei prossimi giorni; evento attraverso il quale lo Stato asiatico si augura di ottenere promesse d’aiuto per rifornire il settore della sicurezza e per lo sviluppo.

 

Anche la comunità internazionale ha interesse a favorire la ripresa dell’ex territorio talebano per limitare il traffico di droga e porre freno alle attività dei terroristi, e permettere al governo di sfruttare in maniera autonoma gli aiuti economici che dall’epoca della cacciata dei Talebani nel 2001 ammontano ad oltre 11 miliardi di dollari. Ma non è bastato né basta a colmare il livello di povertà che dilaga.

Solo il 13% della popolazione dispone di acqua potabile ed il 12% ha accesso a strutture sanitarie e soltanto il 6% gode dei benefici dell’energia elettrica.

“Ci sono circa 6,8 milioni di persone che soffrono la fame, con un tasso di oltre il 53% di famiglie che vivono al di sotto della soglia di povertà, con meno di un dollaro al giorno – ha denunciato alla Reuters Ameerah Haq, rappresentante ONU in Afghanistan – Questi sono dati allarmanti”. I problemi maggiori giungono dal reddito pubblico; l’Afghanistan fa registrare uno dei più bassi livelli PIL, intorno al 4.5%.

Le Nazioni Unite hanno proposto due fronti di crescita, spingendo gli investimenti verso il settore infrastrutture per proporsi come crocevia dei traffici tra l’Asia ed il Medio Oriente, e lo sviluppo delle aree rurali.

 

“Tutto ciò richiede un notevole impegno economico e necessita aiuti dall’esterno al fine di avviare la macchina dello sviluppo in entrambi gli aspetti, nonché spingere da un lato a tornare in patria coloro che in tempo di guerra fuggirono dal Paese, dall’altro migliorare il tenore di vita delle popolazioni delle aree rurali”, analizza Haq.

 

Dello stesso avviso Anja de Beer, direttrice di un’organizzazione incaricata di coordinare la distribuzione degli aiuti economici, la quale fa notare il miglioramento evidente della situazione, rivolgendo il suo plauso anche ai partiti al governo che “stanno svolgendo un buon lavoro nel definire una linea politica di ricostruzione”.

“Purtroppo molti problemi permangono. Non si possono negare le lacune nel settore della sicurezza, il duro problema della disoccupazione, della mancanza di idonee strutture sanitare cui tutti possano accedere, della mancanza di scuole e soprattutto della imperante corruzione”. Ma, fa notare la de Beer, “il popolo dell’Afghanistan guarda avanti, nell’intento di costruirsi un futuro migliore”.

Fonte: Fairfax New Zeland (Reuters)


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