Articolo21,libera l'informazioneArticolo21, libera l'informazioneArticolo21, libera l'informazione
Free Burma!
venerdì, 27 gennaio 2006

Il trionfo della tortura.

Human Rights Watch ha pubblicato mercoledì un rapporto sullo stato dei diritti umani
in 68 paesi a livello mondiale, prendendo come indice di riferimento i dati raccolti lungo il mese di Novembre 2005.
Le 352 pagine del World Report 2006 sono state compilate dall'ente per i diritti umani di
New York con il contibuto dei suoi oltre 150 collaboratori.

Nell'introduzione, il direttore esecutivo Kenneth Roth pone l'accento su
un'opinione che dovrebbe diventare un'imperativo per molti stat: il divieto incondizionato
dell'uso di pratiche corporali a fine coercitivo e ogni altra forma di trattamento inumano,
sia in tempo di pace che di guerra, sia nelle stazioni di polizia locali sia di fronte a minacce per la sicurezza.

Il 2005 è stato l'anno della ripresa per la tortura, considerata in molti Paesi
mezzo da sfruttare in vista dei pericoli del nostro tempo.

Di seguito un sommario del rapporto Human Rights Watch:

Birmania
Le truppe birmane continuano ad attaccare e distruggere villaggi costringendo alla fuga centinaia di migliaia di persone.
Si registrano violenti scontri a fuoco tra le forze del governo e le piccole rappresentanze etniche in cerca di autonomia e libertà.

Cina
L'unico partito alla guida del Paese non permette di aprire un procedimento elettorale, garantire
l'indipendenza del sistema giudiziario. Censura in maniera aggressiva il sistema delle comunicazioni,
bandisce le organizzazioni commerciali indipendenti e prosegue nella sua politica di repressione
nei confronti delle minoranze Tibetane, Ughure e Mongole.
Sono stati rilevati arresti e torture nei confronti dei rappresentanti delle confessioni religiose
non riconosciute.

Cuba
Il governo continua ad incoraggiare detenzioni ingiustificate a breve e lungo termine, persecuzioni
di massa, restrizioni ai viaggi, e licenziamenti a sfondo politico nei luoghi di lavoro.
Esito di tutto ciò una sistematica limitazione dei fondamentali diritti di libera espressione, associazione,
assemblea, riservatezza e movimento.

Eritrea
Il governo ha promosso l'arresto di migliaia di cittadini per aver espresso dissenzienti opinioni
nei confronti del suo operati. Altri sono stati accusati di praticare culti religiosi non riconosciuti, o per
sospettati di macare d'appoggio alle politiche governative.
I prigionieri sono spesso stipati in prigioni segrete che molto spesso si rivelano bunker sotterranei e
containers privi di luce e stracolmi di detenuti costretti a subire, al di là di ciò,
abusi fisici e psicologici.

Iran
Il rispetto per i fondamentali diritti umani, in particolare libertà d'espressione e di opinione
è notevolmente crollato nel 2005. Il governo insiste nell'utilizzare le pratiche coercitive nei
confronti dei detenuti e ordinare ai paramilitari la repressione di pacifiche manifestazioni di protesta.
Un articolato apparato di intelligence conduce arresti ed interrogatori in siti top secret.

Corea del Nord
Quello nord coreano è il regime più repressivo del mondo d'oggi. Gli arresti arbitrari, l'uso
sistematico della tortura rappresentano una problematica di enorme proporzione.
Nessun diritto è concesso: si va dalla negazione della libertà di religione alla proibizione della libertà di informazione.

Pakistan
Gli atti discriminatori registrati nell'ultimo periodo investono principalmente le donne e le minoranze
religiose. Non mancano detenzioni arbitrarie di oppositori politici.

Turkmenistan
Al fianco della Corea del Nord è uno dei paesi dalla condotta più repressiva del pianeta.
Malgrado una serie passi avanti rilevati anche dalla comunità Internazionale, persistono
restrizioni ai cittadini ed alle minoranze etniche per l'accesso al mondo del lavoro. Vigono
notevoli restrizioni alla libertà di movimento, all'accesso alla cultura e all'arte.
E' estremamente limitata la fruizione di notizie dai media stranieri e l'accesso ad Internet.

Fonte:
www.christianpost.com



Commenti
#1   28 Gennaio 2006 - 01:24
 
A leggere queste cose sembra che in alcuni paesi il nuovo secolo non sia ancora arrivato. E sono gli stessi posti dove la tortura ha una lunghissima tradizione.
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente dachsie

#2   28 Gennaio 2006 - 10:46
 
I Paesi più industrializzati ricorrono alla tortura quale "mezzo più idoneo" a trarre dalle bocche di prigionieri informazioni utili alla sicurezza nazionale. Ed il problema maggiore è che spesso i detenuti non hanno a che fare con alcuna organizzazione criminale, ma sono oggetto di retate sistematiche senza un preciso bersaglio.

Inevitabilmente anche i più semplici diritti fondamentali vengono violati.
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente raffaelegreco

#3   30 Gennaio 2006 - 09:31
 
stiamo proprio messi bene, sì
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente FulviaLeopardi

Commenti