martedì, 25 ottobre 2005
18:36

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Il Ponte sullo Stretto è una fabbrica di penali

Archiviato da raffaelegreco in: riflessioni, ecologia

4 miliardi, 425 milioni, 627 euro, 85 centesimi.
Sarebbe questo, in tutta la sua melodica estensione, il costo del ponte sullo Stretto di Messina nelle previsioni dell'omonima società concessionaria. Nella storia delle grandi opere italiane non manca mai l'elemento surreale.
Che in questo caso è rappresentato dagli 85 centesimi. La precisione dei 627 euro - calcolati sul costo della più ambiziosa opera ingegneristica mai immaginata dall'uomo, da completare se va bene nel 2012 - è ammirevole.
Ma gli 85 centesimi fanno sospettare che, dopo trent'anni passati a rifare calcoli e prgetti, nella società Stretto di Messina si sia sedimentato un certo senso dell'umorismo.
Anche perchè il copione si ripete.
Dopo il caso di studio dell'Alta velocità ferroviaria, si ripropone a 15 anni di distanza il project financing all'italiana: l'opera pubblica che si finanzia «sul mercato», con i proventi del traffico, senza però che nessun privato scommetta un euro, anzi, neppure 85 centesimi.

Lo Stato scommette contro se stesso, se va bene va bene, se va male paga lo Stato. Con una novità, secondo i più critici: il rischio che al posto dei cantieri nasca la "fabbrica delle penali".
Da quando, lo scorso 2 ottobre, la società Stretto di Messina ha assegnato alla cordata guidata dalla Impregilo la gara per la progettazione e costruzione del ponte, l'argomento più gettonato nei commenti è proprio quello delle penali. Cioè il risarcimento che la società concessionaria, cioè lo Stato, dovrà dare a Impregilo e soci qualora si decidesse di non fare più il ponte. E' qesto il «punto di non ritorno» cui fa riferimento l'amministratore delegato della Stretto di Messina, Pietro Ciucci.
Il presidente della società statale Infrastrutture, Andrea Monorchio, è più esplicito:«Leggo spessp sui giornali che il ponte sullo Stretto non si farà, ma al punto in cui siamo non è possibile non farlo, anche perchè lo Stato pagherebbe in penali cifre equivalenti alla sua costruzione».
Quella di Monorchio è un'esagerazione a scopo di chiarezza. «Un meccanismo contrattuale simile non può esistere, sarebbe da galera». Certo però adesso bisognerà guardare attentamente alle prossime mosse chiarisce Ivan Cicconi, esperto del settore, con un passaggio anche al ministero dei Lavori pubblici ed autore del corrosivo pamphlet "Le grandi opere del Cavaliere".

Prima di studiare le prossime mosse vediamo com'è sistemata la scacchiera. La cordata Impregilo si è aggiudicata progettazione definitiva e costruzione del ponte offrendosi di fare tutto per 3.88 miliardi di euro, con un ribasso di oltre il 12% sul prezzo base. L'Astaldi, si era limitata a proporre un ribasso del 2. Il numero uni, Vittorio Di Paola, sta valutando in questi giorni se presentare un ricorso contro l'esito dela gara. Il tema è quello del ribasso eccessivo di Impregilo, in gergo si dice «anomalo».
Di Paola all'indomani della gara si limita a notare che «sul maxiribasso di Impregilo, con un prezzo infreriore di circa mille miliardi di lire a quello di Astaldi, occorrerebbe riflettere». Un ricorso di Astaldi potrebbe bloccare l'iter dell'aggiudicazione. E i tempi sono decisivi.
Secondo norme e prassi consolidata, qualora lo Stato decidesse di non fare più il ponte, dovrebbe pagare al cosiddetto general contractor, la società vincitrice della gara per la progettazione e costruzione, tutte le spese sostenute fino a quel momento, più un risarcimento per il mancato guadagno.
Questo mancato guadagno sta generalmente tra il 5 e il 15% del valore del contratto. In questo caso, tra 200 e 500 milioni di euro.
Quando scatta il diritto di Impregilo a questo eventuale risarcimento? Tutto dipende da come verrà scritto, nelle prossime settimane, il contratto tra la società Stretto di Messina e l'Impregilo. L'esito dela gara deterina la sottoscrizione di un contratto, in base al quale Impregilo e soci prima della costruzione procederanno alla progettazione definitiva del ponte (finora si è ragionato solo su un progetto preliminare). Il progetto esecutivo dovrà ancora passare una serie di esami: soprattutto verifiche si impatto ambientale e approvazione del Cipe (del governo).

E' possibile che il varo del progetto definitivo avvenga dopo le elezioni politiche del 9 aprile 2006 e che a quel punto prevalga nel nuovo governo la posizione secondo cui il modello economico e transportistico del ponte non sta in piedi.
A quel punto l'Impregilo potrebbe accomodarsi in cassa e farsi versare il costo effettivo del progetto definitivo più un bonus ragionevolmente calcolabile in 3-400 milioni di euro. E il ponte che non si fa costerebbe allo Stato, fra bonus e spese già sostenute, almeno un miliardo di euro.
«C'è un modo di evitare tutto questo ed è scritto sia nella legge che nelle convenzione che lo Stato e Stretto di Messina - avverte Anna Donati, senatrice dei Verdi, in prima linea sui grandi appalti -. Basta che la concessionaria faccia con Impregilo un contratto di massima garanzia per gli interessi dello Stato. Bisogna chiarire che le clausole a favore del general contractor scattano solo dopo il progetto definitivo. Mi sembra giusto chiedere che la concessionaria pubblica non assuma impegni che garantiscano ai costruttori di incassare a prescindere».
«Il punto di non ritorno sarà la firma con il general contractor»: Pietro Ciucci, amministratore delegato della Stretto di Messina, lo ha dichiarato già. Il concetto normalmente evoca il rischio di ammazzarsi, qui semplicemente il rischio che lo Stato butti via un miliardo di euro.

Tratto da:
Il Corriere della Sera.