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Lavoro forzato: 12 milioni di persone ne sono soggette nel mondo
Secondo le stime dell'OIL, dodici milioni di persone sono soggette ai lavori forzati nel mondo. 360.000 di loro sono sfruttati nei paesi industrializzati e il 75% di questi (270.000 circa) è vittima del traffico illegale di esseri umani. Di questi, infine, il 55% è costretto allo sfruttamento sessuale commerciale.
Il lavoro forzato una volta era un abuso dello Stato contro i cittadini oggi, invece, è presente nel settore privato. Su cinque lavoratori coatti, quattro, secondo la ricerca, sono vittime di agenzie, enti, o società private impegnate nell'economia sommersa. I lavori forzati, problema molto diffuso in Asia, sono in forte crescita in tutti i Paesi industrializzati del mondo.
Un affare colossale. Il traffico di esseri umani, come emerge dal rapporto "genera un volume di guadagni stimato intorno ai 32 miliardi di dollari, pari al Pil di oltre 100 Paesi. Quasi la metà di questi guadagni sono realizzati nei Paesi più ricchi del mondo e le cifre più alte provengono dallo sfruttamento sessuale a fini commerciali".
Per tentare una soluzione è stata suggerita "un'alleanza mondiale" attraverso la volontà politica, l'attuazione di leggi che già esistono "e la prevenzione quale la sensibilizzazione dei consumatori dei prodotti realizzati attraverso i lavori forzati".
Ad aggravare il problema contribuiscono le dinamiche dell'economia globale, crescita dell'economia informale priva di regole, della disparità di guadagni, e di disoccupazione e sottoccupazione croniche. I lavoratori migranti, attratti da salari potenziali migliori di quelli che potrebbero ottenere nella loro patria, aderiscono all'invito ad espatriare e poi sono soffocati dai debiti verso coloro che li hanno reclutati.
Molti Paesi hanno cominciato un'autentica lotta contro i lavori forzati e le nuove forme di schiavitù realizzando piani d'azione come il Brasile e il Pakistan, e nuove leggi che condannano il traffico di esseri umani.
Spesso il lavoro forzato resta però invisibile, molti governi sono riluttanti a riconoscerne l'esistenza. Le stesse vittime preferiscono non denunciare la situazione nel timore di ritorsioni da parte dei loro sfruttatori ed anche delle autorità preposte all'immigrazione o della magistratura.
Tra i primi passi indicati per contrastare il lavoro forzato c'è il riconoscimento che esiste seguito dall'introduzione di messaggi chiari, un piano nazionale per contrastare il lavoro nero, risvegliare le coscienze e mobilitare la società.








