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mercoledì, 21 settembre 2005

Sempe e ovunque Marketing.

uno studio favorevole vale più di migliaia di pagine di inserzioni pubblicitarie. Ecco perché le aziende spendono a volte milioni di dollari per ristampare e diffondere in tutto il mondo i risultati delle ricerche"Le riviste di medicina costituiscono un estensione del braccio del marketing delle compagnie farmaceutiche": lo sostiene Richard Smith, ex curatore del British Medical Journal (http://bmj.bmjjournals.com) e ora direttore generale di United Health Europe, in un  editoriale pubblicato sulla rivista "PLoS Medicine"(http://medicine.plosjournals.org). L'esempio più evidente della dipendenza delle riviste mediche dall'industria farmaceutica è la quantità di denaro che ricevono dalle pubblicità di farmaci, ma secondo Smith si tratterebbe della "forma meno corrotta di dipendenza", in quanto le inserzioni "possono essere viste e criticate da tutti".

Il problema maggiore, invece, è quello della pubblicazione di trail clinici finanziati dall'industria. "Per una compagnia farmaceutica - spiega - ". A differenza delle pubblicità, l'affidabilità degli studi viene percepita dai lettori in maniera più positiva. "Fortunatamente per le compagnie farmaceutiche che hanno finanziato questi studi, ma non altrettanto per la credibilità delle riviste che li pubblicano, i trial raramente producono risultati sfavorevoli per i prodotti della compagnia stessa". Citando esempi da 86 diversi studi, Smith dimostra che i risultati dei trial sono influenzati da chi li finanzia.

Link che mi avete segnalato: Who pays for the pizza? Redefining the relationships between doctors and drug companies (English).



Commenti
#1   21 Settembre 2005 - 20:04
 
il marketing è l'unico modo per vendere un prodotto, se tu non ti facessi pubblicità come faresti ad essere cosi visitato??? è tutto un marketing....TUTTO!!!!!!!!
utente anonimo

#2   21 Settembre 2005 - 23:59
 
punto primo: qui non si vendono prodotti.

punto secondo: non faccio pubblicità a nessuna casa farmaceutica nè studio medico.

punto terzo: le inserzioni google sono per il momento un qualcosa per mantenere il sito, tutto qui! E ognuno ha facoltà di cliccarci o meno sopra, nessuno è obbligato. Non amo chiedere l'elemosina e per questo cerco una forma spontanea di sostentamento da parte degli utenti che se cliccano, ben venga per Articolo 21 (non per le mie tasche dal momento che con 50 dollari, se ci arrivo, non ci accumulo un tesoro).

punto quarto: purtroppo anche i più estremisti anticapitalisti sono costretti alla pubblicità per farsi sentire. Gli striscioni, i cartelloni, gli slogan che si urlano nelle piazze di tutto il mondo sono marketing. Tutto è marketing lucroso o meno che sia!
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente raffaelegreco

#3   22 Settembre 2005 - 08:07
 
...non lo sapevi?
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente FulviaLeopardi

#4   22 Settembre 2005 - 12:17
 
Niente di nuovo....

industria farmaceutica, gadgets, medici, fitte interconessioni tra medici e industria farmaceutica ne ha parlato lo stesso British Medical Journal, un paio di anni fa..consiglio la lettura di questo articolo Who pays for the pizza? Redefining the relationships between doctors and drug companies. 1: Entanglement del giornalista Ray Moynihan.

http://bmj.bmjjournals.com/cgi/content/full/326/7400/1189
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente giannabio

#5   23 Settembre 2005 - 16:35
 
Aggiungo che anche le aziende alimentari hanno modi simili di procedere.Ho scritto in proposito un post su cui tornerò prossimamente. Ciao!
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