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Bush tra impopolarità, gli attacchi di Chavez ed il PIL cinese.
Gallup Poll, ha presentato alle autorità di Washinghton i risultati del proprio sondaggio evidenziando un livello di favori che si attesta attorno al 40%, mentre il 56% degli americani condanna fa il muso duro all'operato del presidente. Impopolarità spaventosa, il tasso più alto della carriera presidenziale di Bush dal gennaio 2001, epoca della sua investitura. Soltanto Nixon aveva fatto meglio di lui con un secco 34% ma quelli erano altri tempi, altre menzogne. Bush a questo punto non sa più cosa inventare per far lievitare i livelli stratosferici del dissenso. Nelle ultime ore ha tentato di guadagnarsi qualche punteggio con un'incursione imperiosa nella già tribolata vita politica venezuelana. Dopo l'attacco di Pat Robertson, il predicatore leader della coalizione cristiana nel paese sudamericano: "Voglio vedere morto Hugo Chavez", il presidente degli Stati Uniti ed il suo pool si è ritirato in stretto silenzio, scatenando un semi-incidente diplomatico con il governo di Caracas. Il tutto per un pugno di dollari, e qualche barile di petrolio; dal momento che nei giorni precedenti il prezzo del greggio venezuelano aveva fatto registrare un rialzo, scatenando l'ira del "più potente pazzo del mondo", ha detto Fidel Castro nelle ultime ore. Di concerto con lo stesso Chavez ha dato anche del terrorista a Bush (definizione non più così originale!). Il silenzio totale della Casa Bianca, come un assenso, intorno alle minacce di Robertson sono alla base delle polemiche. A chiudere il cerchio l'avversità del governo di Washington per l'accordo commerciale, appena stipulato a Caracas, per soddisfare il 15-20% del fabbisogno di greggio della Cina. Lo spauracchio dell'economia di mezzo mondo, infatti, pur tracollandosi le violazioni di diritti umani ai danni dei cittadini sta minando la leadership economica di mezzo mondo. Il PIL a Pechino cresce nove volte più che a Roma (vabbè, su questo è meglio sorvolare!). Il punto è questo. Il sudamerica, stanco delle pressanti pretese degli americani in termini di politica, petrolio, immigrazione si apre verso un orrizzone capace di investire senza indugi in qualsiasi settore ed a qualsiasi costo (visto che la Cina non si sforza molto in materie prime e poco in manodopera), elevandosi a controllore e non più controllato. Postato da raffaelegreco alle 12:08 | Permalinkatemi | commenti (6) | george bush, boom economico cinese
Commenti
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11 settembre
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