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domenica, 30 gennaio 2005

ELEZIONI IRAQ: ANALISI DI UNA (possibile?)SVOLTA (2a parte)

Gli iracheni di tutte le regioni e province esprimono già le proprie aspettative nei confronti del primo governo dell’era post-Saddam Hussein.

“La società dovrebbe cambiare. Il malcontento sarà generale se nulla dovesse evolvere”, afferma Adil Abdel-Mahd, membro del ministero delle finanze provvisorio e considerato un possibile candidato alla carica di primo ministro. “Il nuovo governo dovrà apparire diverso”.

Gli iracheni cominciano già ad esprimere le proprie aspettative nei confronti della nuova macchina governativa. Se dovvessero essere delusi, il malcontento sarebbe generale.C’è da chiedersi, comunque, se il controllo della nuova istituzione sulla violenta situazione in Iraq avrà dei miglioramenti. Dall’invasione del marzo 2003, i servizi di prima necessità come elettricità ed acqua sono stati erogati a singhiozzo in molte aree e la scia di violenze si è estesa notevolmente in ogni provincia benchè presente una forza militare di 150mila americani e 125mila iracheni delle forze di sicurezza. “Nonostante gli atti di violenza, milioni di iracheni si recheranno alle urne” riferisce il Generale Geroge Casey. Il livello d’allarme non cambierà, ha detto, fino a che non sarà ristabilito l’ordine e le forze di sicurezza non saranno adeguatamente preparate. “Non è ancora il momento di interrompere il Dodge Plan” ha commentato Casey ai reporters la scorsa settimana.

I leader iracheni cominciano ad avvertire la pressione elettorale. La popolazione sa bene che il Primo Ministro Allawi ed il suo governo provvisorio sono alle dirette dipendenze degli americani e che la legislazione vigente è quella elaborata con il coordinamento di Paul Bremer. Ora, l’Assemblea Nazionale che verrà eletta con i voti espressi quest’oggi, non solo avrà l’autorità di modificare quelle leggi ed istituire un nuovo Gabinetto, ma dovrà farsi carico della responsabilità di elaborare una nuova carta costituzionale.

Dovranno essere raggiunte delle soluzioni ad importanti questioni: il livello d’influenza dell’islam nel sistema politico; la disputa multietnica nella città di Kirkuk; la divisione dei proventi del petrolio ed infine, il dibattito sul federalismo.
Inoltre la maggioranza della popolazione auspica che la tornata elettorale rappresenti un espediente in grado di ridurre la presenza statunitense nel paese.
“Spero che dopo le elezioni, siano soltanto i nostri tank a dover controllare le strade”, dice il Sergente Imad Solman Ali, 42 anni, che ha presidiato ieri un checkpoint con un plotone di tank di produzione sovietica battenti bandiera irachena.



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