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CINQUE MARINAI COINVOLTI NEGLI ABUSI DI ABU GHRAIB.
WASHINGTON – Cinque uomini della marina militare USA sono stati accusati di essere coinvolti negli abusi sui prigionieri del carcere di Abu Ghraib in Iraq, esattamente riguardo la morte di uno di essi lo scorso Novembre.
Uno degli ufficiali non esclude che nel prosieguo delle indagini altri membri potrebbero essere coinvolti nella vicenda. I capi della marina a stelle e strisce non hanno ancora reso noto i nomi degli imputati, anche se si tratta di truppe della squadra 7, un gruppo antiterrorismo che molto spesso collabora fianco a fianco con la CIA.
Le accuse rivolte ai cinque sono aggressione aggravata, maltrattamento di detenuti, mancato rapporto delle sevizie ed istigazione alla violenza sui prigionieri.
L'ENIGMA CIA.
Nel frattempo gli ultimi sviluppi nelle indagini sui fatti di Abu Ghraib mettono nuovamente in discussione il ruolo della Cia, che opera in modo indipendente dalle forze armate, che ha compromesso il comportamento e la tutela della disciplina nella prigione irachena. L’ultimo rapporto cita la presenza di “detenuti fantasma” che non rientrano nel sistema delle registrazioni, interrogazioni e cure mediche agli internati.
L’agenzia di spionaggio ha subito respinto accuse e critiche. Il portavoce Mark Mansfield ha affermato di recente che nel rapporto presentato la scorsa settimana, “figurano delle strane affermazioni riguardo la posizione della Cia che non trovano alcun appoggio”.
Il documento stilato dagli alti generali dell’esercito però descrive solo alcune delle procedure seguite dalla Cia nei confronti dei prigionieri, gettando ben poca luce su queste pratiche. Figurano solo brevi riassunti sui metodi utilizzati per condurre gli interrogatori ad Abu Ghraib, giustificando i macabri sistemi come mezzi per mantenere la disciplina ed estorcere preziose informazioni ai detenuti.
Dei 44 incidenti relativi agli abusi e citati nel rapporto, la Cia rimane coinvolta in un solo caso; l’unico in cui si è avuta la morte di un prigioniero. In quell’occasione, su di un recluso della Cia non furono effettuati controlli medici appropriati, ciò provocò la morte dell’uomo.
“Ad oggi comunque, nessuno degli abusi descritti e documentati dagli infami fotogrammi registrati ad Abu Ghraib, vede il coinvolgimento della Cia”, conclude Mansfield.
Fonte: Associated Press.








