sabato, 29 settembre 2007
10:41
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La Cina, l'ONU e le sanzioni in Birmania
Archiviato da raffaelegreco in: riflessioni, mondo, diritti umani, controllo e repressione, boom economico cinese

Ma l’indifferenza verso il rispetto dei diritti umani da parte del regime ha messo in luce anche gli stretti legami con la Cina, principale partner commerciale, alleato strategico e protettore diplomatico.
Mentre i dimostranti venivano attaccati dalle forze militari in Birmania, la Cina cercava di prevenire l’imposizione di sanzioni ai despoti da parte del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, né pubblicare una ufficiale condanna per le violenze coordinate dal regime. L’ambasciatore cinese presso il Palazzo di Vetro ha giustificato la posizione del suo governo classificando il bagno di sangue in corso nel piccolo Paese asiatico una questione che “non costituisce minaccia per la pace e la sicurezza internazionale”.
Posizione già assunta lo scorso gennaio quando Pechino pose, insieme con la Russia, il veto sulla risoluzione del Consiglio di Sicurezza che avrebbe invitato il regime di Pyinmana a liberare tutti i prigionieri politici, avviare un dialogo con l’opposizione democratica e cessare la repressione nelle aree a minoranza etnica.
Pechino ha proprie ragioni economiche e strategiche nel nascondersi dietro un’interpretazione restrittiva del mandato al Consiglio di Sicurezza; difatti nutre importanti interessi con la giunta militare in Birmania. Incluso il progetto per la costruzione di un condotto che potrà assicurare alla Cina l’approvvigionamento di energia dal Medio Oriente senza attraversare lo Stretto di Malacca, una minuta via di comunicazione tra la Malaysia e l’isola indonesiana di Sumatra. Senza dimenticare il tentativo di garantirsi lo sfruttamento dei porti birmani per aprirsi uno sbocco sull’Oceano Indiano.
Triste da constatare, ma anche la democratica India è nella rete delle amicizie con il regime dei militari di Pyinmana. L’india è uno dei primi fornitori di armi della giunta in cambio di aiuto contro gli insorsi nel nord-est della penisola; inoltre Delhi sta cercando di mantenere ottimi rapporti con i generali birmani per ottenere aiuti per lo sfruttamento delle proprie riserve di gas lungo i confini tra i due Paesi. Trovando in ciò, una strategia per contrastare l’influenza della Cina in quest’area.
Ma la chiave è Pechino. A ottobre il Partito Comunista ha organizzato un congresso durante il quale sono stati fissati i cardini della politica cinese per i prossimi cinque anni.
I leaders comunisti non vogliono che l’imminente apertura dei Giochi Olimpici venga offuscata dalla complicità del governo con i despoti birmani, né che i fatti di Tiananmen siano paragonati alla tragedia in corso in Birmania.
Se la Cina non ferma i suoi amici assassini in Birmania, finirà per essere essa stessa una minaccia per la pace e sicurezza internazionale.








