martedì, 18 settembre 2007
12:45
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Tagliare serve a sprecare meno?
Archiviato da raffaelegreco in: riflessioni, politica italiana

L’ordine della politica pre-finanziaria è questo. L’Italia rincorre un traguardo importante a livello economico e di re-distribuzione delle risorse: appaiare l’utilizzo delle stesse con l’efficienza nei servizi e ridurre al lumicino gli sprechi.
Uno strumento essenziale a tal fine è il taglio ai vari capitoli di spesa del bilancio dello Stato, oltre che l’individuazione di sistemi che possano contribuire ad incanalare ed utilizzare in modo produttivo le disponibilità.
Ma fino a che punto tagliare significa anche sprecare meno per spendere bene? Sforbiciare può risultare di per se anche facile. Ma cosa ci dicono i tecnici ed i politici in merito alla soddisfazione delle necessità collettive? Alla tutela e garanzia di quei livelli di assistenza al cittadino che hanno fatto del nostro Paese, ad esempio nel settore sanitario, un modello ammirato in tutto il mondo?
O ancora, i rischi dovuti alla decurtazione di fondi in settori come la giustizia e la difesa. La prima, che vive una fase di profonda difficoltà nel ritrovare la via per la riduzione delle lungaggini di processi che anche a causa di una legislazione bizzarra (che ha creato il fenomeno dei “processi volatili”) contribuisce ulteriormente alle perdite.
La seconda che per le carenze di personale e le possibilità di intervento diffonde nella collettività un sentimento di forte insicurezza. Che gli sprechi ci siano è all’occhio di tutti.
Chiunque si trovi a contatto con organi della Pubblica Amministrazione, enti ed organismi finanziati con risorse statali, individua sempre lo sperpero. Tuttavia l’affannata rincorsa all’azzeramento degli sprechi non può, da sola, risolvere ogni problema. Si rischia, se non si presta attenzione, di inceppare il sistema assistenziale, specie per i cittadini economicamente e socialmente più deboli, cardine del nostro modello costituzionale ed istituzionale.
Sull’efficienza della Pubblica Amministrazione il dibattito si è concentrato intorno alla possibilità di creare appositi organismi di valutazione.
I già impiegati sistemi di valutazione risultano spesso nient’altro che una mera compilazione di griglie ove il soggetto giudicante svolge una valutazione superficiale (e molto spesso di comodo!) del giudicato, per evitare di incappare in situazioni di disagio nell’ambiente di lavoro e nell’eventualità di interessi di carattere personale da perseguire.
Un direttore generale di ASL non potrebbe mai obiettivamente giudicare l’efficienza di un suo sottoposto in maniera obiettiva. I rapporti anche di carattere personale che potrebbero sorgere a livello di ambiente di lavoro e proiettarsi all’esterno dello stesso, limiterebbero il direttore giudicante nell’esprimere il reale grado di efficienza di un suo impiegato.
Sulla scorta di quanto riportato sul Corsera di oggi, in un interessante editoriale di Pietro Ichino, una soluzione potrebbe essere, invece, l’istituzione di organismi ad hoc indipendenti, deputati in prima persona alla valutazione di efficienza dei vari organi e nei vari settori dell’amministrazione dello Stato.
Volersi mascherare dietro l’inno del taglio agli sprechi può essere nel breve periodo un utilissimo strumento di incremento dei consensi. Malgrado ciò è nel lungo periodo che possono montare le difficoltà di una scellerata politica dei tagli.
L’invito al governo è in questo caso di non cercare di inventarsi dei tagli che hanno soltanto il profumo della demagogia per garantirsi ancora qualche mese di poltrona, ma considerare con serietà e minuziosità le strategie di rimodulazione della spesa pubblica.








