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Free Burma!
mercoledì, 23 maggio 2007

Lo sfogo che avrei voluto tirar fuori io!

Quanta pazienza deve avere un cittadino per trattenersi dallo scendere in strada e dare fuoco al tanfo irrespirabile?

Emergenza rifiuti in CampaniaArdono fuochi, ma non di guerriglia. Per le strade di Napoli cento fiamme consumano gli avanzi, lasciati in strada privi di raccolta. Certo è una mossa fuorilegge appiccare fuoco in luogo pubblico, ma sotto le tutele di quale legge sta chi si ritrova da giorni sotto casa un cumulo di resti che marciscono, i topi che banchettano, lo spettro dell'epidemia col primo caldo estivo?
Quanta pazienza è chiesta a un cittadino, quanta mansuetudine deve avere per trattenersi dallo scendere in strada e dare fuoco al tanfo irrespirabile?

È istintivo e legittimo il bisogno di purificare con le fiamme il cadavere impuro della merce che sfiata la sua decomposizione sotto la finestra davanti al portone. Meglio il fuoco, meglio i pompieri, i loro idranti che placano per un poco la peste apparecchiata. Napoli è stata l'ultima città d'Europa ad avere un'epidemia di colera, nel 1873. I cento fuochi della città esalano il suo abbandono, mentre la Campania rifiuta i suoi rifiuti. Ne ha diritto. Nessuno ti può imporre a domicilio la spazzatura altrui. Nessun potere può costringerti a discarica. Ma è possibile che non si possa rendere uno stoccaggio di rifiuti urbani sicuro e desiderabile come un casinò? Per esempio: offrire in cambio dell'ospitalità un'esenzione parziale delle tasse, una decurtazione della bolletta energetica, un ospedale, un impianto sportivo, perfino un casinò.

Si deve imporre la spazzatura? Non la si può invece offrire con incentivi e garanzie? Una discarica ben corredata di vantaggi non sarebbe all'improvviso una leccornia? Il Sud non si fida di nessuna promessa, di nessun: «dirò, farò». Sa per esperienza da che feudalesimo politico è governato. È Sud di sudditanza, non di cittadinanza. E gli si vuole imporre una schifezza da subire e basta? Nei fuochi di Napoli e nei blocchi furiosi ma civili dei piccoli comuni minacciati, ci sono due ragioni e un solo torto. Quello di Stato che agisce per decreti, per catene di comando che ignorano l'arte della persuasione e della contrattazione. Prima di imporre: offrire. Prima di decidere: consultare.
Prima di scavare discariche: sanare il territorio e metterlo in sicurezza dalla dispersione di residui tossici. Dov'è finita la politica in questo Paese? Quando si è persa l'intelligenza di chi per professione sapeva mediare e dividere? I governanti sempre più spesso si urtano contro una opposizione unanime di popolo, dalla Val di Susa in giù. Questo dipende da un'imbecillità di comando politico, non certo dalla sana e sacrosanta dinamica sociale di chi contrasta con ragioni da vendere.

Emergenza rifiuti in Campania, la spazzatura sommerge anche le scuoleProprio la Val di Susa è un capolavoro di arroganza da una parte e di passione civile dall'altra. Ci si lamenta che la politica sia diventata una casta di privilegiati.
Ben venga la casta e i privilegi, se ha il merito dell'intelligenza e della competenza indispensabile. Che importa se il nostro personale pubblico è il più pagato d'Europa, se le auto blu scorrazzano le amanti? Purché facciano bene il mestiere per il quale sono pagati. Ma no: essi, gli impoltronati pubblici, sono la più approssimativa classe dirigente mai apparsa finora in Italia. Incapaci di intendere e volere la parola politica.

Certo l'Italia democristiana produceva meno rifiuti. Eduardo in una sua commedia usciva di casa con un pacchettino legato al dito dicendo: «Questa è tutta la spazzatura». Altr'Italia, viaggiava per emigrazione, non per turismo.
Progettava, pensando al Sud come questione meridionale. Oggi ogni minima faccenda, come quella dei rifiuti, è elevata a rango di emergenza. Oggi la parola emergenza sta a giustificare ogni fallimento di programmazione e previsione.

Politica, addio. Quanto tempo questo Paese deve rimpiangere una classe capace di governo?

di Erri de Luca


Commenti
#1   23 Maggio 2007 - 11:20
 
http://fuffa

[..] Lo sfogo che avrei sempre voluto tirar fuori sull'emergenza rifiuti! [..]
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente raffaelegreco

#2   06 Luglio 2007 - 17:59
 
Sono uno studente universitario di vent'anni e da diciannove vivo a Casoria.
Molte delle riflessioni che ho letto in questa discussione da parte di altri abitanti della mia cittadina hanno rispecchiato perfettamente pensieri e mie personali osservazioni, sulla base delle quali ho spesso discusso in questo periodo con amici e parenti, riguardanti l'inimmaginabile degradazione civica, sociale, politica e soprattutto culturale in cui vessa Casoria.
La definizione che calzerebbe a pennello per la città di Casoria è, a mio modestissimo parere, un enorme centro commerciale a cielo aperto. Boutique e negozietti spuntano come funghi in ogni anfratto libero della già caotica selva stradale, quando passeggi a destra e a sinistra vedi solo casalinghe annoiate in giro senza far niente a guardare sbadigliando le vetrine luccicanti, nugoli di ragazzetti senza cervello ronzano attorno ai negozi di scarpe e di vestiti firmati attirati come gli orsi dal miele e magari senza chiedono alla madre che si sono trascinati dietro di fare un prestito per acquistare quella "stupenda" maglietta verde pistacchio con al centro la scritta cubitale "Versace" o "Armani": si signori, perchè a Casoria, così come a Napoli la febbre del consumismo è così potente che la povera gente, pur di apparire come tutti gli altri e ostentare, con abiti sgargianti e automobili decapottabili, uno status inesistente, sono disposti anche a fare il digiuno per giorni e ad avere i frigoriferi vuoti andando di notte a raccattare tozzi di pane. A parte la forse gratuita drammatizzazione, signori, l'impressione che si ha ogni qual volta si passeggia lungo il corso principale di Casoria è di una decadenza umana dilagante. Voi mi direte che è la società odierna a rendere l'uomo vuoto, e vi do ragione, ma a Casoria, credetemi la decadenza umana tocca il punto di non ritorno.
Un paesino di 100000 abitanti le cui uniche manifestazioni popolari sono quelle religiose, con i parroci-guappi dei rioni in pompa magna davanti a tutti e il popolino umile e silenzioso che lo segue per le vie della città dove i passanti si meravigliano di quello strano e inusuale assembramento di persone. Un comune commissariato da circa un anno (se mi sbaglio vi prego riprendetemi) per infiltrazioni camorristiche, con un Municipio dalla mattina alla sera circondato da personaggi loschi con volti carcerari. Ed è proprio nelle vicinanze del Municipio che ultimamente, un mesetto fa, un giovane iscritto alla sezione comunale del partito di Rifondazione Comunista, nell'ambito, se non erro, di una piccola manifestazione di protesta contro l'emergenza rifiuti nell'interland napoletano e la criminalità organizzata immischiata in questo business da milioni di euro, è stato malmenato da alcuni giovani delinquenti accorsi con i propri motorini sul luogo della protesta. Ovviamente nessuno ha visto niente e nessuno ha preso provvedimenti.
Quanto accaduto mi ha gettato nello sconcerto: come si può pensare di poter cambiare questo tremendo status quo con manifestazioni e tentativi di trasformazione dal basso se poi quattro idioti arrivano e ti tappano la bocca a furia di colpi in faccia?
Io non sono un catastrofista, ho fiducia nel miglioramento della società, e so che se ci fosse un movimento sociale e politico, o quanto meno proveniente dalla società civile, un cambiamento in positivo ci possa essere, ma qui a Casoria IO MI SENTO SOLO, solo in una popolazione diffusa che non ha stimoli culturali (non ci sono luoghi di aggregazione nemmeno a pagarli, e l'unico passatempo delle decine di giovani scansafatiche è quello di gironzolare con i motorini senza meta), solo in un paese sporco, sia interiormente (con negozianti camorristi e vecchi accattoni, ladri e spacciatori sotto casa) sia fisicamente, con cumuli di immondizia che vengono prelevati dai compattatori in certe zone e rovesciati nelle zone periferiche dove il rischio di malattie respiratorie aumenta in modo allarmante ogni giorno che passa. A volte vorrei scendere di casa e gridare, denunciare tutte le cose malsane che giorno dopo giorno si perpetrano per le strade e fra i seggi del consiglio comunale (consiglieri che in vita mia non ho mai visto nè conosciuto nemmeno una volta), e prendere per le spalle tutte le centinaia di persone, scrollarle con tutta la frza che ho e far loro capire che noi non dobbiamo vivere in uno schifo tale, che possiamo migliorare le istituzioni se facciamo numero se facciamo sentire la nostra voce contro chi si arricchisce alle nostre spalle, contro chi non rispetta le regole del vivere civile, contro chi cerca sempre di danneggiare il bene pubblico per il bene privato. Qui a Casoria come a Napoli e in gran parte del sud Italia (si legga il libro del sociologo E.Banfield "Le basi morali di una società arretrata" del 1958) manca una senso civico, manca il sentimento di appartenenza alla cosa comune, secondo la logica per cui "ciò che è di tutti non è di nessuno e può essere danneggiato". Ed è a causa di questo mancato senso civico, per riallacciarmi alla discussione di questo blog, che a Casoria e in tutta Campania c'è questa grave emergenza ambientale: la popolazione non viene educata dalle istituzioni a risparmiare, a riutilizzare, a riciclare e a rispettare l'ambiente, perchè tanto c'è chi se ne occupa. E invece no! Chi si occupa dei rifiuti in Campania sono le organizzazioni criminali che per fare quanti più soldi possibile aprono discariche illegali e fanno affluire rifiuti addirittura dal nord Italia, e chi ne paga le conseguenze è la salute e la sicurezza sanitaria dell'intera comunità: ma il denaro, evidentemente, ha la priorità su tutto, per i signori che ci governano e per quelli che gestiscono illegalmente i rifiuti. Ci vorrebbe una raccolta differenziata non solo di questi ultimi, ma anche dei primi.
utente anonimo

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