martedì, 05 dicembre 2006
14:08
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Giornalisti, i veri burattinai del terrore.
Archiviato da raffaelegreco in: riflessioni, media e disinformazione
Basta qualcosa di nuovo, di sconosciuto, per mettere in moto la fantasia dei giornalisti d'oggi. E' questo uno sfogo contro le ultime vicende che fanno da contorno all'omicidio Litvinenko, realizzato a detta della vittima grazie ad una confessione prima del decesso, ad opera di uomini direttamente collegati al Cremlino.
Ma il vero mostro, almeno per come la stanno raccontando i quotidiani, ed i tg d'Italia è l'arma del delitto, il Polonio. Una sostanza radioattiva estremamente letale, capace di contaminare in maniera estremamente semplice più persone, e decimare intere popolazioni. Se ne fa un gran parlare nelle ultime ore: cominciano le frotte di esperti sulla materia a dire la loro su potenziali contaminazioni, e rischi per il nostro Paese.
E la psicosi comincia a dilagare. Un pò come la malattia dei polli, che poi ci è costata bei milioni di euro, stanziati dal governo per sedare la crisi nel settore e cercare di limitare i danni causati dai repentini licenziamenti e procedure fallimentari delle aziende colpite dal crollo della domanda e dei prezzi delle carni.
Adesso ci si accanisce sul tema Polonio, la sostanza che "in sostanza" riguarda una strettissima cerchia di persone (Litvinenko, il nostro Scaramella e pochi altri che quel disgraziato giorno di novembre ebbero la bizzarra "idea" di farsi trovare nel locale londinese specializzato in sushi). Un solo locale, una sola strada, una sola città.
Quanto basta per far immaginare ai nostri giornalisti per mettere in piedi un vero e proprio caso internazionale, destinato a mettere terrore fra la gente. Quei giornalisti che nel giro di pochi mesi hanno piazzato una serie mai vista di scioperi in nome della libertà d'espressione, di informare e di essere informati. Ipocrisia nell'idea e nei fatti, contrapposta a libertà di raccontarle grosse pur di vendere e magari far fare bella figura all'amico specialista sanitario che spera di farsi pubblicità mettendo paura alla gente uscendo col suo bel faccione in tv.
Ma il vero mostro, almeno per come la stanno raccontando i quotidiani, ed i tg d'Italia è l'arma del delitto, il Polonio. Una sostanza radioattiva estremamente letale, capace di contaminare in maniera estremamente semplice più persone, e decimare intere popolazioni. Se ne fa un gran parlare nelle ultime ore: cominciano le frotte di esperti sulla materia a dire la loro su potenziali contaminazioni, e rischi per il nostro Paese.
E la psicosi comincia a dilagare. Un pò come la malattia dei polli, che poi ci è costata bei milioni di euro, stanziati dal governo per sedare la crisi nel settore e cercare di limitare i danni causati dai repentini licenziamenti e procedure fallimentari delle aziende colpite dal crollo della domanda e dei prezzi delle carni.
Adesso ci si accanisce sul tema Polonio, la sostanza che "in sostanza" riguarda una strettissima cerchia di persone (Litvinenko, il nostro Scaramella e pochi altri che quel disgraziato giorno di novembre ebbero la bizzarra "idea" di farsi trovare nel locale londinese specializzato in sushi). Un solo locale, una sola strada, una sola città.
Quanto basta per far immaginare ai nostri giornalisti per mettere in piedi un vero e proprio caso internazionale, destinato a mettere terrore fra la gente. Quei giornalisti che nel giro di pochi mesi hanno piazzato una serie mai vista di scioperi in nome della libertà d'espressione, di informare e di essere informati. Ipocrisia nell'idea e nei fatti, contrapposta a libertà di raccontarle grosse pur di vendere e magari far fare bella figura all'amico specialista sanitario che spera di farsi pubblicità mettendo paura alla gente uscendo col suo bel faccione in tv.








