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Free Burma!
venerdì, 12 gennaio 2007

Nessun capo di Al Qaeda è stato ucciso in Somalia.

Nessuno dei tre capi di Al Qaeda è stato ucciso in Somalia, a rivelarlo un ufficiale della marina USA.Nessuno dei tre terroristi sospettati di aver organizzato gli attacchi all’ambasciata americana in Kenya nel '98 è stato ucciso nei raid di lunedì condotti dalle forze aeree statunitensi in Somalia.
A rivelarlo a Fox News un ufficiale della marina americana che attualmente sta dirigendo le operazioni nella regione.

Martedì scorso, il giorno dopo i bombardamenti, una relazione dell’intelligence USA riferiva della morte di uno dei tre leaders della cellula terroristica collegata ad Al Qaeda nell’Africa Orientale, responsabili degli attentati alle ambasciate americane nel 1998. In realtà il manipolo americano e le truppe etiopi, sarebbero ancora alla caccia dei tre sospettati. Così ha rivelato l’ufficiale, anonimo, in quanto non autorizzato per il momento a riferire su quanto sta accadendo in Somalia.

Le milizie americane sono penetrate in gran segreto nel Paese con le forze etiopi lo scorso mese, quando il governo di Addis Abeba ha deciso di lanciare il suo attacco alle Corti Islamiche somale. Il compito degli americani sarebbe quello di coordinare l’organizzazione logistica e strategica delle operazioni.
L’attacco aereo doveva era concepito esclusivamente per colpire i militanti di Al Qaeda, ma gli ufficiali somali hanno riferito anche di ulteriori operazioni condotte dagli americani. Anche se per queste, dalla carenza di fonti, non c’è possibilità di verificare dove ed in che modo esse siano state effettuate.

Tornando ai tre presunti terroristi, lo stesso il Presidente Abdirizak Hassan, ha riconosciuto ieri all’Associated Press, di aver appreso la notizia della scomparsa di Fazul Abdullah Mohammed solo da un rapporto dell’intelligence americana trasmessa alle autorità nazionali. Fazul era da otto anni uno dei terroristi più ricercati dall’FBI.

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giovedì, 11 gennaio 2007

Quell'attendismo che nuoce al Paese.

Fra i drammi del nostro Paese uno di quelli che fanno sentire di più i propri effetti non può che essere l’attendismo di cui si macchia la politica nell’intervenire in modo decisivo sulle questioni che poi le cronache mettono sul tavolo dell’attualità.
Sbalorditivo altresì constatare che i media giungono sempre più in fretta là dove lo stato a stento riesce ad arrivare, e le recenti rivelazioni sulla condizione delle strutture sanitarie italiane ne sono la conferma.

In Italia qualcosa si muove solo quando si è con l’acqua alla gola, l’aria che puzza di scandalo, imputazioni di responsabilità e soprattutto perdita di consensi.

Emblematico il meccanismo burocratico e istituzionale messo in moto nelle ultime ore per sbloccare e finalmente utilizzare 115 milioni di euro da dieci anni fermi nelle casse dell’Umberto I e destinati ad interventi di ammodernamento dei reparti.
Tra l’altro non è neanche troppo indietro che si deve andare con la memoria per ricordare casi del genere che hanno un che di superficiale interesse da parte delle istituzioni e della politica, ai problemi pratici e concreti che riguardano i cittadini.

Sarebbe altrettanto superficiale giungere a conclusioni affrettate, ma com’è stato possibile non accorgersi negli anni delle gravi carenze in cui versano molti dei nostri nosocomi, ambulatori ed altre strutture sanitarie? Potremmo dire che mancano i controlli, e che quelli realizzati vengono condotti superficialmente, ma voglio obiettare a me ed a quanti leggono che i controlli ci sono eccome e vi ho assistito in più di un’occasione. I controlli ci sono non solo ora che spira il vento dello scandalo, che in fin dei conti non ha poi tanto di scandalistico poiché chi è paziente e ha vissuto e vive l’esperienza ospedaliera sa.
Ma non denuncia per quella comprensibile condizione di sudditanza psicologica verso l’autorità medica che sorge quando si trova nella difficoltà.

Vi sono evidentemente grosse responsabilità individuali a partire da chi dirige le strutture sanitarie, a chi è costretto ad operare in condizioni del genere, contro ogni ragione deontologica ed umana e non denuncia.
Colpa delle clientele che, si sa, sono midollari nella società italiana. Colpa delle istituzioni che pongono scarse garanzie nella gestione delle progettualità e delle risorse economiche pubbliche: dopo dieci anni non puoi non appellarti a direttori sanitari ed organi competenti chiedendo “cosa ne hai fatto e cosa stai facendo dei soldi della gente?”.
Colpa della politica che corre ai decreti e provvedimenti di emergenza redatti in poche ore quando il vortice scandalistico è nel pieno della sua potenza. Per poi dimenticarsi dei problemi un attimo dopo, quando la tempesta è passata e i danni sono enormi.
Il Paese ne soffre, soffocato anche da quella spirale di interventi correttivi ai decreti e provvedimenti posti in poco tempo e con scarsa ponderazione degli effetti accessori.
Una spirale dalla quale ne esce indebolito come sempre il cittadino comune.


mercoledì, 10 gennaio 2007

Il poliziotto del mondo interviene ancora   e al prossimo attentato che  subira (   o subiramo )  a causa  sua    si mettera  a piangere  come un coccodrillo  e  i nostri governanti con lui