Bush accusa la Siria, Putin Israele.
Nel frattempo l’escalation di violenze che sta segnando di nuovo il Medio Oriente avanza. Il conflitto è già storia, con il susseguirsi dei raid si tracciano nuove pagine di storia. Una storia infinita sull’orlo della soluzione fino a quindici giorni fa quando seduti ad un tavolo Hamas e Fatah, rispettivamente le prime forze politiche palestinese ed israeliana, raggiungevano un accordo di principio su un documento che auspica la soluzione dei due stati per chiudere il secolare conflitto.
E che, a quanto pare avrebbe implicitamente prescritto il riconoscimento di Israele quale Stato sovrano in terra medio orientale.
Mentre i leaders politici si stringevano la mano al tavolo delle trattative, il caporale israeliano Ghilad Shalit veniva rapito da miliziani dell’hezbollah, il partito di liberazione della Palestina, foraggiato militarmente da Siria ed Iran. Da ciò, bombe a raffica sulle roccaforti del partito dello sceicco Nasrallah nel sud del Libano, blocco marittimo al largo di Beirut con le vedette israeliane pronte a far fuoco sulle imbarcazioni libanesi. Di fatto una guerra.
Eppure l’accordo sembrava raggiunto; la prima pietra verso la soluzione di una questione internazionale intricata come quella israelopalestinese era stata posta: le volontà c’erano malgrado i conosciutissimi istinti terroristici di Hamas, forte dell’appoggio del colosso Iraniano forse il fondamentale responsabile del bagno di sangue che si consuma in queste ore.
Da quando Ahmadinejad ha annunciato al mondo l’avvio di un piano per l’arricchimento dell’uranio, l’Iran non ha mai smesso di gridare morte agli ebrei. E, vista la diatriba apertasi nei mesi scorsi con UE, USA ed ONU le quali a colpi di risoluzioni cercano evidentemente invano, di aprire trattative con risaputi finanziatori di violenze in mezzo mondo, non rimaneva che aprire al fronte palestinese.
Il più vicino all’Occidente e da sempre il fronte più caldo della politica internazionale.
Quindi c’era da aspettarselo lo zampino degli iraniani. Il problema è che i leaders maximi del pianeta, Bush e Putin ora fanno a gara a chi deve avere la meglio nelle imputazioni delle colpe: è l’Hezbollah, l’Iran e la Siria (clienti dell’industria militare russa)? E’ Israele (più vicina alleata degli USA)?
Il clima rischia di farsi incandescente, con uno scenario stile guerra fredda: mentre i grandi colossi si beccano a parole o con qualche dichiarazione ai giornali, centinaia di militari, ribelli, riservisti israelopalestinesi si sparano addosso tranciando le vite non solo di uomini in divisa, ma anche di decine di civili, come sempre le vere grandi vittime innocenti dei conflitti.
Il mio augurio è che la diatriba verbale tra USA e Russia, anche in occasione del G8 che si sta consumando in quel di San Pietroburgo possa placarsi e possa avviarsi immediatamente qualche azione politica per raggiungere il cessate il fuoco, placare gli animi, smetterla di trattare al fronte e mettersi di nuovo a lavorare ai tavoli. Proprio come venti giorni fa.

Il mondiale di Germania 2006 giunge ormai al clou: quattro squadre di altrettanti paesi notevolmente criticate sia dalla stampa che dal pubblico alla partenza oggi e domani si sfideranno per la conquista della vetta del mondo calcistico. Purtroppo per gli italiani nella semifinale di stasera è capitata la squadra di casa: quella Germania che qualche mese addietro incassò ben quattro reti dagli azzurri, e che oggi grida battaglia fino all’ultimo pallone buono contro “gli italiani che hanno cacciato Frings”.
Così titolava ieri mattina il tabloid tedesco più conosciuto del pianeta; una copertina da cinque milioni di copie che ha messo sotto accusa i giornalisti di Sky Italia, per aver prelevato dal server generale delle registrazioni FIFA e messo in onda le immagini che incriminano il centrocampista per quel pugno rifilato a Julio Cruz alla fine di Argentina-Germania. Che gli è costato una squalifica per una giornata, a seguito di una procedura disciplinare avviata dal massimo ente calcistico, proprio dopo aver visto al tg di Sky i fotogrammi della rissa.
Probabilmente si tratta di un titolone frutto dell’agonismo e amor di patria sportivo, certo è che un intestazione così forte, con la tensione che c’è in simili occasioni e soprattutto per i comportamenti scellerati che molto spesso porta con sé il calcio, destano preoccupazione. In terra di Germania abitano e lavorano migliaia di emigrati italiani (anch’io ho parenti lì), che nelle ultime ore non hanno mancato di manifestare preoccupazione nei confronti di eventuali dimostrazioni di teppismo di naziskin e ultras del pallone germanico, che potrebbero mettere in atto contro i nostri connazionali. Un utilizzo non convenzionale dei media che posto da una delle testate più lette del centro europa pone in serio pericolo quanti lì lavorano e tifano in questi giorni di festa del calcio mondiale. Sky ed i propri operatori hanno fatto il proprio lavoro, consegnare al pubblico la cronaca di un evento importante come il mondiale. Forse con qualche esagerazione, ma l’istinto del cronista ha prevalso sulla discrezione e sul timore di procurare un incidente “diplomatico-calcistico”.
In più di un’occasione seguendo la rassegna iridata, non sono mancati momenti in cui dalla cabina di regia tedesca si sia cercato intenzionalmente di tenere lontano dagli obiettivi delle telecamere scene compromettenti per l’immagine della Germania e della manifestazione stessa. Un fatto denunciato più volte da giornalisti italiani e stranieri. Ora che la Bild se ne esce con questa razza di accuse alla vigilia di una semifinale così sentita nei paesi di appartenenza delle due squadre, problemi per gli italiani di Germania potrebbero montare e sfociare in ritorsioni e zuffe, sulla falsa riga di quelle che contiamo ogni domenica di campionato fuori dai nostri stadi.
Tassinari in rivolta dopo le prime liberalizzazioni poste dal governo Prodi in ottemperanza a direttive europee e procedure d’infrazione da parte dell’Antitrust. Diciamolo, è giunto il momento di cambiare: non entro nel merito politico delle questioni proposte da Palazzo Chigi, ma il tentativo di dar il via libera a meccanismi di liberalizzazione in alcuni dei fondamentali settori economici del Paese mi ha esaltato e stupito non poco.
Il dato inconfondibile è che questo governo e non il liberal di Berlusconi ha messo un’ottima prima pietra sul suo operato, tracciando una linea di confine con la retrosia che in molti forse si auguravano, potesse giungere dalle frange più radicali della coalizione. Ideologicamente e storicamente infaticabili assertrici di politiche di questo tipo. Assicurazioni, taxi e farmacie. I tre incubi del consumatore medio italiano; era ora che qualcuno cominciasse a prendere dei provvedimenti perché è balordo che in un Paese che si pone fra le principali potenze economiche del mondo, i trusts ed accordi taciti di stampo oligopolistico colpiscano punti nevralgici del sistema.
Non se ne può più di versare fior di quattrini per le RC auto, o i passaggi di proprietà. Nel resto di Eurolandia un passaggio d’auto “costa” due, tre giorni al massimo e già si effettua presso i municipi e/o le motorizzazioni (Germania). E le polizze assicurative non si avvicinano nemmeno lontanamente dalle cifre astronomiche del Belpaese. Per non parlare del servizio taxi: non sono certo celate al pubblico e a chi viaggia di frequente le marachelle di molti (non di tutta un’erba un fascio) “tassinari” italiani. Il consumatore medio conosce i lauti costi per un breve viaggio cittadino fatto di fantasiosi cantieri aperti chissà perché proprio nei giorni in cui ci si trova in auto bianca, che costringono il fido conducente verso strade secondarie (che fanno salire di troppo il prezzo delle corse). Per la gioia delle sue tasche. O ancora la storia dei tassametri manomessi, o (esperienza personale) tassametri attivi anche quando si fa sosta per rifornimento.
Infine il tema delle farmacie e degli studi professionali. Non se ne può più delle caste professionali: non se ne può più di dinastie farmaceutiche, ingegneristiche e forensi; attività redditizie di questa portata che passano di padre in figlio, in nipote privi di abilitazione professionale (e in questo caso guardo al settore farmaceutico). E nel frattempo lo studente universitario appena sparato fuori dall’ateneo, magari con 110, è disoccupato ed arranca a trovare un impiego. Bene l’obbligo di iscrizione all’ordine per gestire i dispensari. E bene la liberalizzazione degli ordini professionali in genere, che garantirebbe l’istituzione di studi multiprofessionali tutto a vantaggio della qualità del sistema Italia. Maggiore concorrenza significa prima di tutto minori spese per i cittadini, servizi più efficienti e più posti di lavoro. Per non parlare del fatto che l’ampia concorrenza, costringerebbe i giovani a pretendere molto di più da se stessi nella preparazione per evitare l’affossamento da chi è più brillante. E le riforme strutturali esistono per questo, per mettere in moto reazioni a catena che riescano a dare una spinta verso l’alto ai servizi nella realizzazione dei principi di efficienza, economicità, adeguatezza e sussidiarietà.
Un pacchetto di decisioni probabilmente da ritoccare in alcuni punti. Ogni cosa è perfettibile, ma lo schema generale non è male: è arrivata l’ora di abbattere il muro di un corporativismo tutto italiano, anch’esso causa dei grandi mali del Paese. Ci si augura che l’esecutivo si spinga sempre più in politiche che offrano vantaggi ai consumatori, vero fulcro del motore economico-finanziaro. E che ciò l'affianchi a strutturali azioni anche in tema sociale. E ci si augura, in ogni caso, che a partire da settembre quando tirerà il vento di finanziaria 2007 giungano roncolate a chi per anni ha accumulato stratosfereci capitali, lasciando che il cittadino medio versasse anche per essi i tributi e contributi.
|
|