Articolo21,libera l'informazioneArticolo21, libera l'informazioneArticolo21, libera l'informazione
Free Burma!
sabato, 20 maggio 2006

Berlusconi il miglior alleato dell'Unione.

Carlo Azeglio Ciampi, Giulio Andreotti, Rita Levi Montalcini, Sergio Pininfarina, Oscar Luigi Scalfaro, Francesco Cossiga, Emilio Colombo.

Membri di diritto a vita e per meriti insigni del Senato della Repubblica Italiana. Falcidiati dalle critiche ingiustificate di una forza politica incessantemente ostile alle istituzioni, consuetudini e convenzioni democratiche del Paese.
La CDL calava sulle teste degli italiani “terrore, miseria e morte” nell’eventualità di un governo di sinistra.
Eppure quegli gli stessi echi catastrofici emersi tra le fila della destra, oggi balzano fuori dai comportamenti di quegli stessi anticomunisti e tutori della libertà che occupano gli scranni dell’opposizione parlamentare.

L’assalto ai senatori a vita con veri e propri cori da stadio è l’ennesima evidenza di una sconsiderata mancanza di rispetto di questa destra nei confronti delle cariche alte del Paese. Nei regimi democratici più avveduti fra i quali non può esimersi di rientrare l’Italia, ogni parlamentare di diritto o per elezione esprime il proprio giudizio e voto, prescrivendo divieto di qualsiasi ripercussione sia politica, che giudiziaria durante l’esercizio dei propri compiti ed anche dopo la fine del mandato.

Berlusconi rimane sempre il miglior alleato di Romano Prodi, anche quando è all'opposizione il Cavaliere dà man forte alla coesione del centro sinistra.

Spregiudicato ed immorale è il comportamento di questa destra, che si ostina a lanciare nel calderone delle polemiche e dei dibattiti politici il tema della moralità. La moralità a senso unico, fatta di perpetui disconoscimenti nei confronti di ogni azione o iniziativa presa dall’altra parte che altro non servono a dividere la nazione più di quanto già non lo sia.
Ed è, ad osservare la realtà dal di fuori dei palazzi del potere, che questo disagio per la presunta occupazione di tutte le più prestigiose cariche dello Stato prima, e la fiducia offerta a Prodi dai senatori a vita dopo, sia un prurito avvertito esclusivamente dalle direzioni dei partiti di centro-destra. L’elettorato fuori, sembra aver cose più interessanti a cui badare, che alle insulse polemiche distruttive e prive di giusta causa.

In una democrazia, chi vince va a comandare. Chi non ce la fa balza all’opposizione, consapevole e ricca di senso di responsabilità. Di immorale non c’è nulla, ma v’è solo la certezza che i numeri siano molto più affidabili che delle idee astratte. Una legge che relegasse all’opposizione un partito che ha raccolto quasi dieci milioni di voti all’opposizione l’hanno voluta loro. Nessuno ha chiesto a Berlusconi & Co di modificare il vecchio maggioritario che quasi certamente avrebbe garantito al Napoleone italiano di imperare per altri cinque anni.

Immorali i fischi ed i buuh. Atteggiamenti ed accuse da parte di chi è privo di qualsiasi senso delle istituzioni. Le reazioni di ieri, quando i sette decani del Senato hanno espresso la propria convinta fiducia al governo Prodi, non sono altro che istinti di chi anche nella riforma costituzionale che da qui ad un mese andremo a bocciare, attenta agli equilibri democratici del Paese. Abbaiando contro tutti come cani rabbiosi, gli esponenti della CDL (centristi compresi) elargiscono quanto di meno liberale e garantista possa esserci. Tradendo i sogni venduti in campagna elettorale e determinando la coagulazione sempre più ferma dell’Unione che in ragione di questo, e solo per questo, riuscirà a condurre e realizzare le proprie direttive programmatiche.

Ancora una volta il migliore alleato di Romano Prodi, è Berlusconi e tutta la Casa delle Libertà.


martedì, 09 maggio 2006

A un passo dalla verità?

In diverse parti del mondo sono stati effettuati esperimenti per accertare se quelle che vengono dichiarate prove dell'esistenza di Gesù fossero o meno opera di falsificatori.
Gli sperimentatori hanno dipinto il suo volto su un vetro, hanno sovrapposto il vetro a un telo di lino scuro e l'hanno esposto al sole per una intera giornata.
Considerato che la prova del carbonio 14 aveva già rivelato che il telo che supporta l'immagine della Sindone risale al 13° secolo e che l'immagine scaturita dall'esperimento somigliava in modo impressionante a quella di Leonardo da Vinci, gli stessi sperimentatori hanno avanzato l'ipotesi che, nel timore che la semplicità della tecnica con cui sarebbe stata falsificata la stessa Sindone potesse far sospettare l'inganno, qualcuno aveva commissionato a Leonardo una nuova falsificazione con una tecnica più sofisticata.
Questi avrebbe allora dipinto il suo volto su un vetro e lo avrebbe "fotografato" con una tecnica personale, che, avvalendosi di filtri particolari, gli avrebbe consentito di dare all'immagine che ne sarebbe venuta fuori una impressione di profondità.
Le notizie che riporto non sono ovviamente che congetture nate dalla volontà di conoscere la verità e non tentativi di mettere in crisi le fede dei cattolici, come alcuni di questi ritengono.
A sostegno della falsificazione gioca, tuttavia, il fatto che a Leonardo piaceva "firmare" le sue opere con l'immagine del suo volto, come si vede nell'Ultima Cena e nella Gioconda.


sabato, 06 maggio 2006

D'Alema incompatibile col Quirinale.

Che Massimo D’Alema fosse personalità influente nello scenario politico nazionale, e stimata figura di peso internazionale non stiamo a scoprirlo in queste temute ore pre-elettorali per la massima carica dello Stato. Fermo, critico e spesso astuto nelle scelte e negli approcci alle problematiche, il presidente dei DS è il primo candidato per l’Unione al Quirinale grazie all’appoggio espresso a raffica dai partiti minori della coalizione prima, e da aggregazioni ex democrastiniane come la Margherita. Unione compatta sì, ma che ora deve fare i conti con le barricate poste sul selciato del colle dalla Casa delle Libertà che a sua ragione, vede nel leader della quercia un vero e proprio pericolo per la democrazia, tale da spingere orde di cittadini nelle piazze.

Massimo D'Alema non può assumere la carica di Presidente della Repubblica in una situazione di così stretta spaccatura politica nel Paese.

Il mio punto di vista sebbene nella sostanza sia completamente differente da quelle paure prospettate dalla banda Berlusconi & Co., formalmente è simile. Massimo D’Alema, dopo aver condotto una campagna elettorale dai toni estremamente forti, dopo aver (anche giustamente) dato dell’assassino, a chi utilizza il fosforo bianco nei raid militari ed aver acceso polemiche in lungo e in largo sul palcoscenico della nostra politica, è incompatibile con la carica personalmente prefiguratasi. Per la sua carriera istituzionale potrebbe essere un corollario importante, ma vista la evidente attività condotta negli anni, lo rendono figura estremamente di parte e protesa alle risposte di una precisa fazione.

Un rischio che una sana democrazia non può permettersi di correre. Non si tratta di mettere in ballo la sicurezza dello Stato democratico, ma oggettivamente valutare la posizione di un ex Presidente del Consiglio che della politica ha fatto la sua vera e propria professione.
Incompatibile a poco più di un mese da una campagna elettorale giocata sul filo degli insulti, delle polemiche e delle divisioni far salire al Quirinale un soggetto che a prescindere dal suo prestigio, ha lottato spalla a spalla con gli altri compagni di cordata per un trionfo elettorale. Sarebbe per me un grosso piacere vedere uno dei membri dello stato maggiore della coalizione di sinistra, sedere sulla poltrona più alta del Paese. Ma in una condizione di netta spaccatura nella tendenza dei cittadini, risultata dalle elezioni, la scelta per un Presidente “a senso unico” non può che essere la più errata.

Venuta meno la disponibilità di Carlo Azeglio Ciampi, la classe dirigente italiana è andata in confusione dimenticando che altre personalità di spicco, con lo stesso equilibrio, ancora solcano le fila del popolo nazionale. Figure come Giuliano Amato, Mario Monti ad esempio, non possono non essere considerate quale punto d’incontro tra gli schieramenti.
Sebbene il primo avesse guidato per un minimo periodo il governo, negli anni non ha realizzato una condotta così sfacciata ed attiva al pari del presidente dei democratici di sinistra. Mentre il secondo, già candidato alla dirigenza della Banca d’Italia, e proprio sulla scorta di quella candidatura, potrebbe al pari di altri esser visto di buon grado alla rappresentanza di tutta la nazione.

La ragion di stato questa volta, ha necessità di avere la meglio sulla ragione dell’ambizione personaledi D’Alema, e rimandare a scenari futuri sogni di coronamento di una non sottovalutabile carriera. Le divisioni sono troppo nette per lasciarsi prendere la mano da insufficienti e potenzialmente dannosi atteggiamenti personalistici.