Articolo21,libera l'informazioneArticolo21, libera l'informazioneArticolo21, libera l'informazione
Free Burma!
venerdì, 24 marzo 2006

Eccomi qui, terribile comunista al soldo di Mosca!

Io sono qui, e tu dove sei? Il risultato del test realizzato su www.voisietequi.it

Fine di una crisi di identità dopo aver risposto al test di www.voisietequi.it

@Raffaele Greco, http://articolo-21.splinder.com


martedì, 21 marzo 2006

Battaglia navale sotto il segno della CEI.

La CEI non si schiera sul voto, ma da le coordinete elettorali agli italiani che il 9-10 aprile sceglieranno un nuovo governo.

La CEI non si schiera, ti accompagna fino al seggio e se può sino in cabina; aspetta sull’uscio che tu sbrighi la pratica (possibilmente in fretta e senza pensarci troppo su).
Dal retro della cabina ti da le coordinate giuste per colpire ed affondare la laicità dello Stato, è una battaglia navale tra tutti quei simboli sulla scheda.
“Famiglia, ma sta attento a chi per famiglia intende omosessuali. E attento a non inciampare sulle caselle verdi, o su quelle rosse”. “Non farti ingannare dal bluastro del Campanile, devi colpire al centro, sull’azzurro che circonda lo scudo crociato”.
“Mi raccomando se trovi sperimentazioni sugli embrioni, di aborto, di eutanasia, di divorzio, di laicità, di scuole pubbliche più efficienti ed efficacemente finanziate, di revisione del Concordato!”.
Nel frattempo sei solo, tu il lapis e la scheda fra una miriade di tondini colorati. Hai la vista annebbiata e la fronte sudata: consumi un pacco formato family di fazzoletti per asciugarti il sudore che ormai ti cola fin dentro i calzini. I polsi tramano in quei pochi secondi concitati; un solo pensiero ti stritola: “340 giorni nel deserto per ogni seggio del premio di maggioranza perso. Con che cosa mi presenterò al Giudizio Universale dopo aver sparato la croce sul tondino verde, o peggio su quello rosso?!”.
Di là c’è pronto il cardinale col dito puntato che ti dice “attento ai colori della perdizione, non cadere nell’oblio del peccato”.

Scenario d’altri tempi, da antica DC o peggio, da Santa Inquisizione, da antico Medioevo. Una Chiesa che non si schiera sul voto ma lascia trapelare un messaggio di imputazione per chi fra tre settimane lascerà cadere la mano sui simboli del peccato: quelli che significano coppie di fatto, eutanasia, aborto, divorzio, sperimentazioni sugli embrioni. Una chiesa che torna indietro di 500 anni.
Conservatrice all’estremo che invece di preoccuparsi per chi e per cosa voteranno gli italiani il 9-10 aprile faccia bene ad occuparsi delle stragi ingiustificate da parte degli americani di civili iracheni, dei preti pedofili che gonfiano le cronache di mezzo mondo e su cui immediatamente cala il silenzio, le torture, le violenze del sud america e chi più ne ha più ne metta.
Non c’è ombra di dubbio sul diritto del clero di esprimere opinioni e dare indicazioni ei fedeli, ma non occorre intimare con lo spettro del peccato. Non occorre fare i conti nelle tasche degli italiani. Lo sappiamo che il Paese è fermo, che la crescita è zero. Se accade c’è anche un pizzico delle ingerenze ecclesiastiche.
C’è da tanto il tentativo mezzo riuscito di dettare la politica interna, ora ci vogliono fare anche la politica economica e del lavoro; fra un po’ sposteremo il Parlamento nella Cappella Sistina e l’ufficio della Presidenza del Consiglio sotto il baldacchino del Bernini e ci governano direttamente da San Pietro, il Santo Padre e tutto l’ordine sacerdotale. Mentre il mondo intorno i chierici se li fila poco, o per niente.

Se il Paese è bloccato non è soltanto per gli abominevoli comunisti che agiscono sotto il segno della “gloriosa” Mosca sovietica. C’è anche quel diabolico istinto di condanna, quell’istinto a demonizzare ogni minuscolo stralcio di proposta che possa incrinare la marmorea moralità e posizione di Santa Madre Chiesa.

Le coppie di fatto, l’eutanasia, l’aborto sono i fenomeni sociali del nostro tempo. Un libero Stato ne prende atto e fa proprie le problematiche di tali realtà, traducendole in dispositivi rivolti a garantire l’eguaglianza, il rispetto dei diritti ed il benessere di tutti.
Condannare idealmente al rogo gli omosessuali in cerca di qualche minimo diritto per cercare di farsi tutt’uno con la collettività non fa bene alla Chiesa, come non mai su questo punto discriminatoria ed intollerante.
Scomunicare idealmente la ragazza madre che sceglie di abortire per costruirsi prima un futuro solido per sé e per i figlia ed evitare di commettere atti estremi, fino a buttare nel cassonetto il sangue del suo sangue, esprime l’ingessatura in cui è costretto a vivere il mondo cattolico d’oggi.

La caccia alle streghe si è chiusa secoli or sono ed è tempo di mettere da parte la presunzione del primato ed assuefarsi al pensiero che tutto il mondo non è cattolico, che per fortuna di tutti, esistono culture e fedi diverse. E che nell’era della comunicazione il singolo non è solo una particella della massa, ma può prendere posizioni distanti dal gregge e dai pastori.


lunedì, 20 marzo 2006

Quello che i politici non dicono.

Droga, appalti, racket, armi, prostituzione, immigrazione clandestina, traffico di organi e di minori. I settori di competenza delle mafie, troppo spesso legate ad amministrazioni locali indirizzando pubblici incanti, gestendo direttamente il flusso dei rifiuti e, in qualche zona del Paese, addirittura l'erogazione dell'acqua ad intere comunità.

Non c'è nulla di nuovo in questo quadro, nè la presunzione di dire qualcosa di nuovo. Ma di nuovo nemmeno è spuntato nulla sul tema e a tre settimane dal "voto del giudizio" per l'Italia la politica non smette di tacere.
Più pensioni, meno tasse, grandi opere, case per tutti, tanti posti di lavoro per i giovani. Ma non ci si vuole rendere conto che non si va da nessuna parte sotto l'egida del più drammatico cancro del nostro tempo, appunto la mafia.

Il più drammatico cancro del nostro Paese dal secondo dopoguerra ad oggi. La mafia vive nelle case di molti italiani soffocando lo sviluppo di tutto il Paese.

In Italia esistono opere pubbliche strafinanziate e di importanza capitale ferme da oltre 30 anni ed ancora non in fase di realizzazione; ci sono stati finanziamenti miliardari della UE che si sono smaterializzati nel giro di poche ore, per poi scoprire che erano finiti sui conti bancari degli altrettanto pochi politici e criminali.
Le amministrazioni sono cadute a frotte per gli intrecci con la criminalità organizzata e gli avvisi di garanzia non sono mancati anche per insospettabili, a causa di "consulenze e partnership" con le cosche.

Interessanti iniziative, progetti ed intese ripetute talmente per un quarto di secolo e che rimbombano nelle orecchie degli italiani, specie del Mezzogiorno, mai concretamente realizzate. E lo sviluppo in certe aree continuerà ad essere ingessato fin tanto che una luce prima di tutto dall'alto non si accende.

A voglia a parlare di programmi di 20,300,1000 pagine per dare smalto al Belpaese, per dare un barlume di speranza a chi vive da Roma in giù: fino a quando proposte serie di lotta feroce non saranno poste sui tavoli del potere, il solco della fossa continuerà a farsi più profondo. Servirà a poco l'ottimismo berlusconiano o la pacatezza prodiana; rimarremo schiavi di chi si presenterà fuori dalle nostre porte minacciando di morte le nostre famiglie, o facendo recapitare pacchi postali imbottiti di esplosivo.

In tutta Italia non mancano le manifestazioni antimafia da parte della gente che è stanca di questo regime nascosto nei meandri delle amministrazioni locali.

Con le mafie non si può convivere e per combatterle non servono gli eserciti per le strade delle nostre città. Smettiamola con la politica delle clientele e dei favori che localmente strozza lo sviluppo.
Occorre dare coraggio alla gente e fiducia nei confronti delle forze dell'ordine, facendo degli agenti operatori di giustizia più vicini e rassicuranti. Serve un coordinamento concreto fra procure, distretti e stazioni abbattendo il muro delle comunicazioni ancora in carta bollata e fare il largo a sistemi di trasmissione telematici efficienti e veloci.

Un vuoto interno da colmare quanto prima per dare nuova linfa a zone del Paese in bilico tra lo sciacallaggio perpetuo della criminalità e il terrore di reagire.
E' su questi temi che vorrei sentire le prime risposte dalle classi dirigenti di una nazione democratica, settima potenza economica del mondo e che, a detta loro, è apprezzata da tutti e partecipa in prima persona alle scelte della politica internazionale.