Articolo21,libera l'informazioneArticolo21, libera l'informazioneArticolo21, libera l'informazione
Free Burma!
martedì, 25 ottobre 2005

Il Ponte sullo Stretto è una fabbrica di penali

4 miliardi, 425 milioni, 627 euro, 85 centesimi.
Sarebbe questo, in tutta la sua melodica estensione, il costo del ponte sullo Stretto di Messina nelle previsioni dell'omonima società concessionaria. Nella storia delle grandi opere italiane non manca mai l'elemento surreale.
Che in questo caso è rappresentato dagli 85 centesimi. La precisione dei 627 euro - calcolati sul costo della più ambiziosa opera ingegneristica mai immaginata dall'uomo, da completare se va bene nel 2012 - è ammirevole.
Ma gli 85 centesimi fanno sospettare che, dopo trent'anni passati a rifare calcoli e prgetti, nella società Stretto di Messina si sia sedimentato un certo senso dell'umorismo.


martedì, 18 ottobre 2005

Respingere al mittente.

Dall’ Amico blogger Ereticus:

RICEVO E VOLENTIERI INOLTRO IL SEGUENTE MESSAGGIO

FATE CIRCOLARE!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Nei prossimi giorni le famiglie italiane riceveranno la lettera firmata dal Presidente del Consiglio Berlusconi in cui il premier spiegherà le ragioni, i particolari e tutto ciò che riguarda la finanziaria appena varata e la riforma delle pensioni.

Oltre 18 milioni di capi famiglia riceveranno la lettera per una spesa che supererà i 7 milioni di euro, a carico del ministero del Tesoro e quindi di tutti i contribuenti.

Chiaramente le ragioni della spedizione di questa lettera sono ben altre di quelle ufficiali.
In vista delle mobilitazioni dei lavoratori del 24 ottobre e delle elezioni europee e amministrative della prossima primavera e visti i sondaggi che indicano un calo notevole delle preferenze accordate a questo governo, il premier intende continuare nella sua operazione tutta politica e mediatica iniziata con il vergognoso comunicato a reti unificate delle scorse settimane.

Insomma è l'ennesimo scempio che questo governo si accinge a compiere.

Quello che invitiamo a fare e respingere al mittente la lettera che riceverete, nel momento in cui il postino ve la consegna o portandola successivamente all'ufficio postale.

E' sufficiente barrare con due righe in diagonale l'indirizzo del destinatario e scrivere :
RESPINTO AL MITTENTE.


Un'iniziativa civile per esprimere il nostro dissenso.

Se la ritieni un'iniziativa condivisibile, inoltra la mail a più gente possibile!

Fabio Greggio

Politikon.it
RadicaldiSinistra.it

Un mio nuovo blog "Papa Boys!? Ajo'!!!"

 


Postato da GayGuy alle 04:07 | Permalinkatemi | commenti (2) |
martedì, 04 ottobre 2005

Lavoro forzato: 12 milioni di persone ne sono soggette nel mondo

Secondo le stime dell'OIL, dodici milioni di persone sono soggette ai lavori forzati nel mondo. 360.000 di loro sono sfruttati nei paesi industrializzati e il 75% di questi (270.000 circa) è vittima del traffico illegale di esseri umani. Di questi, infine, il 55% è costretto allo sfruttamento sessuale commerciale.
Il lavoro forzato una volta era un abuso dello Stato contro i cittadini oggi, invece, è presente nel settore privato. Su cinque lavoratori coatti, quattro, secondo la ricerca, sono vittime di agenzie, enti, o società private impegnate nell'economia sommersa. I lavori forzati, problema molto diffuso in Asia, sono in forte crescita in tutti i Paesi industrializzati del mondo.
Un affare colossale. Il traffico di esseri umani,  come emerge dal rapporto "genera un volume di guadagni stimato intorno ai 32 miliardi di dollari, pari al Pil di oltre 100 Paesi. Quasi la metà di questi guadagni sono realizzati nei Paesi più ricchi del mondo e le cifre più alte provengono dallo sfruttamento sessuale a fini commerciali".
Per tentare una soluzione è stata suggerita "un'alleanza mondiale" attraverso la volontà politica, l'attuazione di leggi che già esistono "e la prevenzione quale la sensibilizzazione dei consumatori dei prodotti realizzati attraverso i lavori forzati".
Ad aggravare il problema contribuiscono le dinamiche dell'economia globale, crescita dell'economia informale priva di regole, della disparità di guadagni, e di disoccupazione e sottoccupazione croniche. I lavoratori migranti, attratti da salari potenziali migliori di quelli che potrebbero ottenere nella loro patria, aderiscono all'invito ad espatriare e poi sono soffocati dai debiti verso coloro che li hanno reclutati.
Molti Paesi hanno cominciato un'autentica lotta contro i lavori forzati e le nuove forme di schiavitù realizzando piani d'azione come il Brasile e il Pakistan, e nuove leggi che condannano il traffico di esseri umani.
Spesso il lavoro forzato resta però invisibile, molti governi sono riluttanti a riconoscerne l'esistenza. Le stesse vittime preferiscono non denunciare la situazione nel timore di ritorsioni da parte dei loro sfruttatori ed anche delle autorità preposte all'immigrazione o della magistratura.
Tra i primi passi indicati per contrastare il lavoro forzato c'è il riconoscimento che esiste seguito dall'introduzione di messaggi chiari, un piano nazionale per contrastare il lavoro nero, risvegliare le coscienze e mobilitare la società.