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Free Burma!
mercoledì, 30 giugno 2004

Amnesty contro le intimidazioni alla stampa argentina.

"Noi ti uccideremo,puttana...".
"Uccideremo prima tuo figlio".
"Vorresti vederlo con una pallottola al petto?".
Minaccia registrata da una chiamata anonima a Clara Britos, giornalista e direttrice di un giornale.

Gli attacchi alla libertà di espressione stanno crescendo in Argentina nell'ultimo anno. Alcuni giornalisti non possono pubblicare il proprio lavoro senza ricevere intimidazioni ed attacchi fisici contro se stessi e spesso contro i propri familiari.
"La violenza e l'intimidazione subita dai giornalisti argentini durante e dopo il collasso economico del dicembre 2001 dovrebbe essere posto all'occhio degli investigatori e studiato da funzionari indipendenti, super partes", ha raccomandato Amnesty International. Le violenze da parte degli agenti di polizia sono ormai di moda fra gli addetti stampa diventando attività quotidiane nella professione del poliziotto. Specialmente a partire dagli eventi del dicembre 2001".
Queste le parole di Christian Frolich, fotogiornalista di Buenos Aires corrispondente di Crònica.

Nel rapporto diffuso lo scorso 28 giugno, Amnesty International ha riassunto i casi di violazione di diritti umani nei confronti dei giornalisti argentini tra il gennaio 2002 e marzo 2004, molti dei quali ancora chiedono di essere analizzati dalle autorità competenti. Il rapporto denuncia le restrizioni imposte dallo stato alla libertà di espressione in Argentina ed è corredato di un elenco di oltre 59 casi di abusi contro i reporter nel paese.

A tutto ciò bisogna aggiungere le violenze subite dai giornalisti durante le operazioni di controllo delle manifestazioni di protesta così come le intimidazioni agli addetti stampa ed ai familiari di quelli che investigano sulla corruzione delle forze armate.
Amnesty International, per proteggere la libertà di stampa chiede alle autorità argentine:
- di condurre indagini in modo estremamente imparziali sulle violenze perpetrate ai giornalisti argentini;
- la massima trasparenza nel corso delle investigazioni, rendendo pubblico ogni sviluppo;
- fare giustizia nei confronti dei responsabili di tutto ciò;
- garantire i diritti delle vittime e dei loro parenti.
















Postato da raffaelegreco alle 20:56 | Permalinkatemi | commenti |


Postato da raffaelegreco alle 12:20 | Permalinkatemi | commenti |
martedì, 29 giugno 2004

Protagonismo militare.

Per due mesi interi le vicende dei quattro (poi tre) ostaggi italiani hanno tenuto il bel paese col fiato sospeso. Vedere quotidianamente dal mese di aprile fin quasi la metà di giugno le facce impaurite dei nostri connazionali ha acceso polemiche e incoraggiato scontri, a volte anche di piazza, sul tema delle truppe tricolori in Irak. Fiumi di parole hanno scrosciato altisonanti in seguito al video shok trasmesso dalle tv arabe il giorno della cattura, e la rabbia è un pò scoppiata nei cuori di tutti gli italiani. Sfido chiunque a negare che alla vista di quelle immagini non vi sia venuto istintivo esclamare "devono ammazzarli tutti sti farabbutti irakeni!".
Oggi però, a qualche settimana dalla liberazione dei militari (mercenari aggiungerei) e dopo le confessioni di uno dei carcerieri riguardo la presunta scarcerazione a seguito di un riscatto da 9milioni di dollari, i giornali e le tv trasmettono ininterrottamente interviste, foto e testimonianze dei tre ostaggi (così vengono identificati oramai) durante il rapimento. Anche questa mattina, ad esempio, Studio Aperto ha tresmesso un nuovo reportage cui Stefio raccontava ad una folta platea la sua sventurata esperienza irakena quasi ci si trovasse in un confessionale da Grande Fratello. Il fatto è che di questo passo, anche per causa di mamma AUDITEL con la prole INDICE D'ASCOLTO & SHARE, la vicenda sta prendendo le sembianze di un prodotto da commercializzare nel piccolo schermo italiano, mentre i fatti in se, hanno un carattere e delle sfaccettature ben diverse da come possono essere interpretati e strumentalizzati dai nostri media.

Una realtà davvero preoccupante che fa capire come anche le storie più drammatiche e personali, con la rivoluzione delle comunicazioni, possono diventare oggetto di guadagno e di interesse economico senza guardare in faccia nè alla riservatezza nè alla dignità dei singoli. Prodotto questo di un reggime globale sfrenato e sfacciato, dalla vista acuta in termini di denaro, ma nient'altro.





Postato da raffaelegreco alle 20:30 | Permalinkatemi | commenti |